Siamo sinceri, quel giocherellone del caro Silvio un po’ ci fa sempre sorridere, magari sotto la mano che ci copre il viso dalla vergogna, ma ci fa sorridere. Sarà perché ci siamo amaramente abituati al caro gaffeur di razza che ha così tanto da insegnare alle nuove generazioni di animatori, dopo il cucù alla Merkel e le corna verso il cielo in quel di Caceres ci ha portato ben oltre i dettami del villaggio turistico; o forse perché la maggior parte degli italiani si riconosce in quell’atteggiamento buzzicone che sfoggiamo nei circoli di provincia in cui siamo tutti allegri e tutti amici. Può anche darsi il caso che, poiché gli spaghetti li hanno assaggiati un po’ tutti e la crisi è ormai in crisi, nel senso che non se ne sente quasi più parlare, non abbiamo altro per cui preoccuparci se non una bella convulsione d’identità che fa molto anni Ottanta (ed in fondo tutto torna di moda). Così la riflessione più profonda da fare, davanti alla sfacciataggine del nostro Premier, è se ci riconosciamo davvero in quel suo atteggiamento che perpetua lo stereotipo universalmente riconosciuto dell’italiano ruffiano, furbetto, spaccone, sempre esagerato e pasticcione. Ma siamo davvero così? Ci sentiamo davvero tutti interscambiabili dal Berlusconi in doppiopetto al G20 al Bar del Giambellino? Cosa sentiamo di essere oggi? Cos’è di noi che vediamo rappresentato lassù, dove si trovano solo le aquile ed i tacchi alti? Non è che forse gli somigliamo davvero? E se sì, ci piacciamo così? Vogliamo essere quelli che gridano “MR OBAMAAA” affinché il suddetto ci guardi per un disperato secondo in cui presentarci e sentirci suoi pari? In tutto ciò trovo terribilmente commovente (vi giuro, arrivo alle lacrime!) la favola del crocierista caciarone che diventa Presidente e in un vertice mondiale urla sguaiato alla ricerca d’approvazione, inscenando teatrini di cabaret per rendere tutti allegri ed amici per il bene dell’umanità che nel frattempo muore di fame, malattie, sete, gas tossici e Dio sa cos’altro. Ma ci vuole il suo tempo per creare un gruppo ben affiatato e magari pagherà lui qualche rata delle Porsche ai suoi amici che aspettano. Generoso com’è. Certo stavolta non l’ha passata liscia, ma immaginate che mortificazione essere sgridati dalla Regina Elisabetta! Una donna discreta al punto da far sapere se è in casa dalla sua bandiera e che non si fa sfiorare da alcun dito internazionale neanche di striscio. Noi comuni mortali ci mortifichiamo profondamente dinanzi al rimprovero della nostra nonnina, figuriamoci il povero Silvio quando la Regina d’Inghilterra si è girata per dire: - Ma cos’è quest’urlo? - Ed un laconico - Why?- Carissima Regina, è lo stesso why che tanti italiani si pongono ogni giorno, e, per inciso, senza mai ottenere risposta. Bruna Arena Bree13@libero.it
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