"O mia bela Madunina, che te brillet de lontan tutta d’ora e piscinina ti te dominet Milan..." Allora? Sono pronta? Posso varcare i confini della padania? Posso insegnare ai bambini del nord la storia, la matematica e le lettere? Giuro che so fare una cotoletta da sballo e conosco bene tutti i bar del Navigli. Ops, scusate, sono anche laureata e aspetto da dieci anni in una graduatoria infinita, qui al sud. Altro particolare insignificante: per me l’insegnamento è una vocazione. Non importa il fatto che a colpi d’accetta qualcuno ha reso la scuola un covo di cadetti tutti uguali, completamente sfasati nella voglia e nell’impegno, controllati da bulldog scribacchini che fumano in classe e aspettano solo la pensione. Non importa, io voglio insegnare, voglio dare qualcosa di mio a tante piccole teste tutte da scoprire. Qui al sud non posso. Non posso, perché qui non c’è lavoro. E perché non c’è lavoro è un qualcosa che spiegherei con calma in una classe, partendo però dalla dominazione spagnola e non dagli anni cinquanta, troppo semplice… Non si lavora, allora si studia, ci si prepara tanto, si fanno tante esperienze quasi mai retribuite, ma ti fai le ossa, ti spacchi la schiena sui libri, fai ricerche, e ogni tanto ti capita di sentire De Filippo, Di Giacomo, Viviani, De Simone, ma anche Trilussa, Porta, Marin. Vabbè, confesso, "O mia bela Madunina" l’ho copiata, ma è la prima volta in vita mia. E l’ho capita, anche se in dialetto milanese stretto, ed io sono napoletana, anche se ironizza su Napoli perché poi dà una speranza: "…canten tucc “lontan de Napoli se moeur” ma poi vegnen chì a Milan… ….si vegni senza paura Nun ve slogarem la man Tutt el mond a l’è paes Ma Milan l’è an gran Milan". Che ipocrisia le suddivisioni geografiche, sono state per secoli scuse per ogni genere di guerre, battaglie, oppressioni. A nord, di cosa? O di cosa, a sud? Qui la gente è stanca di pagare, con anni di sacrifici, l’onta di pochi e vorrebbe sentirsi in un unico grande Paese, dove l’unico confine possibile è il mare, attraversabile anch’esso. Ma le incursioni di ideologie anacronistiche e anticostituzionali scartavetrano ogni nostro tentativo di raggiungere tali aspirazioni, rendendo il nostro futuro sempre più precario e sottile, allo smacco di una presunta meritocrazia. Sindrome brunettiana? Tempi duri si spaparanzano maleducatamente davanti a noi, che tentiamo di scavalcare i nostri pregiudizi. Giriamo il mondo, ma ci è difficile scoprire il nostro Paese, supportiamo i reciproci cliché in un turbinio di condanne e giudizi che portano sempre contro lo stesso muro. Ah, se bastasse una sola canzone… Bruna Arena Bree13@libero.it
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