Primo postulato: ciò che non si conosce non si capisce. Secondo postulato: ciò che non si capisce non si apprezza. Prima tesi: postulato confermato; seconda tesi: in fase di verifica ma con buone probabilità di conferma. Niente perversioni matematiche latenti, sto solo cercando di adattare il mio spirito critico a questi giorni in cui un po’ tutti sono disposti a barattare un’emozione con un’equazione, un sentimento con un calcolo, un’ideale con una ragion di stato. Protagonista di questa storia è la mia vicina di casa: una donna araba. Una donna bellissima, che non porta il velo, beve vino e non ha tappetini per pregare sparsi in casa. Cucina spesso per noi, dal cous cous al casatiello, dalla paella alla torta di mele. Parla cinque lingue e ha girato tutta l’Africa, quando racconta dei suoi viaggi ti senti immerso nella selva della Namibia o tra i souk coloratissimi del Marocco, ti emozioni davanti al Muro del Pianto e bevi tè nel cuore della notte in una tenda nel deserto giordano. E’ musulmana ma di un ceppo particolare che crede in un solo Dio che ha mandato tanti profeti sulla Terra, tant’è che ha immagini di Padre Pio e una pagina del Corano che le benedice la casa. Ha una grande libertà ed una grande apertura mentale, mi racconta di cose che accadono nelle campagne marocchine assolutamente degne di un qualunque quadretto bucolico delle nostre province, e giù risate. Oggi la incontro per un caffè e mi dice di fare qualche opera buona e di pregare perché nel periodo di Quaresima il cielo è aperto e tutto ciò che si fa arriva direttamente a Dio. Ciò che racconta ha un gran fascino e, per una persona vorace di conoscenza come me, è vera manna dal cielo: sto conoscendo quindi, e sto capendo, primo postulato verificato. Quando muore la superficialità, quando si scava oltre quel solco malato della scorretta globalizzazione, quando superiamo le paure infantili dell’uomo nero e della strega di Benevento, quando iniziamo a tendere una mano verso il nostro collega, vicino, compagno, amico, allora c’è crescita, allora c’è conoscenza, lì nasce la ragione, lì nasce il mondo. Se non vogliamo capire, non possiamo apprezzare, secondo postulato: valido se uncinato al primo. Questa non è filosofia, questa non è politica (se proprio volete saperlo anche io faccio parte di un particolare ceppo che crede nei profeti della storia, in coloro che hanno cambiato le cose sbagliate, o che almeno ci hanno provato), questa è la nostra realtà quotidiana, questo è ciò di cui abbiamo bisogno, e mano, con mano, con mano, potrebbe accadere che un giorno Lampedusa e Marsiglia accoglieranno solo navi da crociera. Perché ho sempre creduto che essere in una posizione migliore implichi un dovere, per tutta la penisola abbiamo imparato che la libertà non si mendica, che la felicità è un diritto ed una necessità, e guai a non ascoltare davvero queste parole! Proprio la frivolezza con cui abbiamo pensato a queste cose ci ha portati alle rinunce di questo momento: ubriacati dal diritto di bere siamo diventati assassini, dal diritto di spendere siamo diventati poveri, dal diritto di essere egoisti siamo diventati cinici ed avari. Basta così. La cosa mi fa rabbia, mi fa perdere la strada. E quando ci penso milioni di voci si confondono nella mia coscienza e so che potrei fare anche io di più, di diverso, di utile. Stavolta le ascolto. E se mi perdo mi ritrovo. Ne parlo alla mia vicina, lei sorride e mi racconta che prima di venire al mondo qualcuno ti descrive come sarà la tua vita, tu ci pensi un po’ su e poi decidi se nascere oppure no. Voglio crederci, come per tutte le cose in cui non mi dimostrano il contrario, e penso al coraggio di chi ha deciso convinto che ne valesse la pena anche in un deserto affollato di mosche o con le bombe che ti scoppiano intorno. La nostra vita è più facile, e se ci trovate retorica questo è il momento di ascoltare quella voce della coscienza, che ci rende umani ed irripetibili, ma allo stesso tempo tutti fatalmente uguali. Bruna Arena Bree13@libero.it
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