Caserta
- Anche se la meritocrazia non è un bene di questo mondo, o forse di
questa economia, per una volta siamo stati puniti giustamente. Sempre
che ci sia qualcuno disposto a credere, e chi scrive è fra questi, che
sia una punizione girare lo sguardo alla tua sinistra e vedere che
qualcuno in fondo in fondo si è meritato un Obama. Niente
da aggiungere su ciò che è stato già detto, ma qualche riga, anche se
riproposta (e in fondo repetita iuvant), è doverosa per uno che da
senatore creò una legge che obbliga la polizia a registrare gli
interrogatori nei confronti dei criminali punibili con la pena di
morte, mentre in Italia limitiamo le intercettazioni e pensiamo al
grembiulino come alternativa allo schiavismo, o che si batte per
chiedere alle assicurazioni di coprire le spese per le mammografie di
routine (in America il problema sanitario è molto sentito), che importa
se il nostro cade a pezzi e vive di statistiche fatte negli anni
ottanta; uno che scrive un editoriale sul Washington Post chiedendo a
gran voce la fine della pratica politica-lobbies dilagante, mentre i
nostri cronisti si sono sprecati per anni nel dibattito sul conflitto
di interessi; uno che parla di sviluppo sostenibile ed energie
alternative (finalmente Kurosawa potrà andare in pensione dopo anni di
contestazione anti-nucleare), e noi che ancora piangiamo su un
referendum che ha ormai più di vent’anni; uno che vuole chiudere (anzi,
ha chiuso!) Guantanamo che considera una vergogna, e noi con le carceri
che scoppiano ce li teniamo tutti a casa; uno che a torso nudo è
bellissimo e le Hawaii come sfondo lo fanno sembrare un divo del
cinema, mentre il nostro Presidente ha ottantaquattro anni e il nostro
Premier si dipinge la scuccia con l’henné; uno che immagini pippare sui
libri mentre pensa a come disarmare il suo grande Paese che negli
ultimi anni sembrava sempre più piccolo, mentre noi ci armiamo sempre
di più e i nostri rappresentanti pippano direttamente in parlamento;
uno che ammette che ci sono problemi, non lo nasconde chiedendo alla tv
di diffondere ottimismo, ma dice: ragazzi se abbiamo pazienza superiamo
anche questa come abbiamo superato Little Bighorne, la Baia dei Porci e
il Vietnam. Siamo
liberi, siamo uguali e la felicità non ce la devono regalare, ce la
dobbiamo guadagnare, senza scorciatoie, mentre noi trucchiamo il
pubblico come un clown e impastiamo nel privato come la macchina di
nonna papera. Uno che non potrà certo riproporre il
barbiere-di-siviglia-zapatero, (hic et nunc, sono il factotum della
città), e che di certo non è all’avanguardia come in Danimarca dove
quasi quasi lo supera il deputato siriano quarantacinquenne Naser
Khader (ve le ricordate le famose vignette?), lì si che siamo avanti
anni luce, immaginatevelo qua da noi un parlamentare nato a Damasco,
come minimo il nostro burlesco (?) primo ministro gli regalerebbe una
mazza da scopa con secchio, tanto per farsi due risate alla faccia
degli abbronzati. Noi
abbiamo un parlamento che è frutto del marcio seme del cinismo
italiano, dove ciò che non è reale è comprato, noi siamo polvere di
Billionaire e nastri di coca sui venti euro, siamo maccheroni e
mandolino, camorra e spazzatura, tettone false e tettone strafalse,
prostituzione morale e, in troppi casi, fisica, siamo il Botticelli
deturpato e la fila di tre chilometri ai musei vaticani, quelli col
“core di mamma” e le pistole sotto al banco, quelli che scendono in
piazza per Kakà e non per le firme all’articolo 18, siamo quelli che si
svegliano volendo cambiare il mondo, ma ragionano in esclusiva sul
proprio e finiscono per cambiarsi solo le mutande. Noi, uno che vuole
cambiare il mondo (quello di tutti) non ce lo meritiamo, ed infatti non
lo avremo. Possiamo solo sperare di prendere un po’ di briciole che
inevitabilmente cadranno oltreoceano, ma potremo dire ai nostri figli
che il mondo non è un posto poi così buio e che tutti hanno
un’opportunità. In quale terra poi, lo sceglieranno loro. Se non li
avranno comprati prima. Bruna Arena
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