lunedì 21 maggio 2012Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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Perché noi Obama non ce lo meritiamo
In Italia possiamo sperare al massimo in qualche briciola del cambiamento che arriva da oltreoceano
Caserta - Anche se la meritocrazia non è un bene di questo mondo, o forse di questa economia, per una volta siamo stati puniti giustamente. Sempre che ci sia qualcuno disposto a credere, e chi scrive è fra questi, che sia una punizione girare lo sguardo alla tua sinistra e vedere che qualcuno in fondo in fondo si è meritato un Obama.
Niente da aggiungere su ciò che è stato già detto, ma qualche riga, anche se riproposta (e in fondo repetita iuvant), è doverosa per uno che da senatore creò una legge che obbliga la polizia a registrare gli interrogatori nei confronti dei criminali punibili con la pena di morte, mentre in Italia limitiamo le intercettazioni e pensiamo al grembiulino come alternativa allo schiavismo, o che si batte per chiedere alle assicurazioni di coprire le spese per le mammografie di routine (in America il problema sanitario è molto sentito), che importa se il nostro cade a pezzi e vive di statistiche fatte negli anni ottanta; uno che scrive un editoriale sul Washington Post chiedendo a gran voce la fine della pratica politica-lobbies dilagante, mentre i nostri cronisti si sono sprecati per anni nel dibattito sul conflitto di interessi; uno che parla di sviluppo sostenibile ed energie alternative (finalmente Kurosawa potrà andare in pensione dopo anni di contestazione anti-nucleare), e noi che ancora piangiamo su un referendum che ha ormai più di vent’anni; uno che vuole chiudere (anzi, ha chiuso!) Guantanamo che considera una vergogna, e noi con le carceri che scoppiano ce li teniamo tutti a casa; uno che a torso nudo è bellissimo e le Hawaii come sfondo lo fanno sembrare un divo del cinema, mentre il nostro Presidente ha ottantaquattro anni e il nostro Premier si dipinge la scuccia con l’henné; uno che immagini pippare sui libri mentre pensa a come disarmare il suo grande Paese che negli ultimi anni sembrava sempre più piccolo, mentre noi ci armiamo sempre di più e i nostri rappresentanti pippano direttamente in parlamento; uno che ammette che ci sono problemi, non lo nasconde chiedendo alla tv di diffondere ottimismo, ma dice: ragazzi se abbiamo pazienza superiamo anche questa come abbiamo superato Little Bighorne, la Baia dei Porci e il Vietnam.
Siamo liberi, siamo uguali e la felicità non ce la devono regalare, ce la dobbiamo guadagnare, senza scorciatoie, mentre noi trucchiamo il pubblico come un clown e impastiamo nel privato come la macchina di nonna papera. Uno che non potrà certo riproporre il barbiere-di-siviglia-zapatero, (hic et nunc, sono il factotum della città), e che di certo non è all’avanguardia come in Danimarca dove quasi quasi lo supera il deputato siriano quarantacinquenne Naser Khader (ve le ricordate le famose vignette?), lì si che siamo avanti anni luce, immaginatevelo qua da noi un parlamentare nato a Damasco, come minimo il nostro burlesco (?) primo ministro gli regalerebbe una mazza da scopa con secchio, tanto per farsi due risate alla faccia degli abbronzati.
Noi abbiamo un parlamento che è frutto del marcio seme del cinismo italiano, dove ciò che non è reale è comprato, noi siamo polvere di Billionaire e nastri di coca sui venti euro, siamo maccheroni e mandolino, camorra e spazzatura, tettone false e tettone strafalse, prostituzione morale e, in troppi casi, fisica, siamo il Botticelli deturpato e la fila di tre chilometri ai musei vaticani, quelli col “core di mamma” e le pistole sotto al banco, quelli che scendono in piazza per Kakà e non per le firme all’articolo 18, siamo quelli che si svegliano volendo cambiare il mondo, ma ragionano in esclusiva sul proprio e finiscono per cambiarsi solo le mutande. Noi, uno che vuole cambiare il mondo (quello di tutti) non ce lo meritiamo, ed infatti non lo avremo. Possiamo solo sperare di prendere un po’ di briciole che inevitabilmente cadranno oltreoceano, ma potremo dire ai nostri figli che il mondo non è un posto poi così buio e che tutti hanno un’opportunità. In quale terra poi, lo sceglieranno loro. Se non li avranno comprati prima.
            
Bruna Arena
25/01/2009
 
 
 
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