martedì 7 febbraio 2012Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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Olio di ricino e manganello
Il nostro ministro della Difesa prende per il bavero un malcapitato giornalista free-lance reo di aver interrotto una conferenza stampa del Premier.

Sarebbe davvero troppo facile adesso fare dell’ironia. Dire che mentre il capo del Governo raccontava la stravagante storia degli impedimenti alla presentazione delle sue perfette e legalissime liste del Pdl nel Lazio, è stato interrotto dal solito comunista, guerrafondaio ben noto alle forze dell’ordine, pelato e anche un po’ bruttino, tanto da rovinarsi la giornata al solo sguardo, che con toni e movimenti aggressivi ha spaventato il Premier tanto da fargli tornar memoria ai lunghi giorni di Dicembre in cui la Madunina non gli aveva portato proprio bene.    

Farebbe quantomeno sorridere, se non fosse tragico, il fatto che fosse lì presente uno dei suoi, uno che di secondo nome fa Benito, il cui padre era segretario del PNF (N.d.R. Partito Nazionale Fascista), che ha passato la gioventù a menare le mani, che proprio per queste grandi conoscenze sarebbe diventato Ministro della Difesa secondo il ben noto metodo meritocratico berlusconiano. Difesa del Paese?Difesa del Premier? Difesa dell’amor proprio? Difesa dei ricordi di un’Italia i cui treni arrivavano in orario e i cui oppositori sparivano senza lasciar traccia?


Farebbe specie sentire che il fatto si è svolto in via dell’Umiltà, dove Rocco Carlomagno, il giornalista freelance protagonista dell’interruzione della conferenza stampa, ha osato porre al caro Silvio domande che nessun giornalista iscritto all’albo avrebbe il coraggio di porre sulla corruzione, su Bertolaso, sulla povertà italiana. Sarebbe già di per sé sarcastico, senza aggiungere altre parole, il fatto che il succitato ministro La Russa abbia fermato i ragazzoni della sicurezza che stavano per accompagnare il disturbatore fuori dalla sala conferenze.


Ma non fanno proprio più ridere le battute del barzellettaio fatale, oltretutto quella dello specchio è vecchia come il cucco e già la sfoderò con Soru tempo fa. Non si può fare ironia e non farebbe sorridere nessuno il fatto che il ministrello aggredisca personalmente con le sue proprie manine un privato cittadino, un giornalista e comunque un italiano, uno che il ministro dovrebbe difendere. In teoria.
Dell’edificante scena restano pochi stralci di video su youtube, qualche gruppetto pro e contro su facebook, il solo mezzo di opposizione che per ora ci è consentito, e una o due foto dell’aggressione, sempre le stesse, e meno male che lì ci saranno stati un centinaio di giornalisti.

Solita lezioncina che siamo costretti a subire dalla Francia, dall’Inghilterra e perfino dal Belgio che descrivono il fatto con toni amari ma anche con la rassegnata consapevolezza di sprecare inchiostro. Dobbiamo aspettare l’unico vero telegiornale che ci è rimasto, Striscia la notizia, che d’altronde di mestiere fa la satira quindi niente meraviglia se il tutto è liquidato con una battuta sulle pacche in testa alla Benny Hill ricevute dal povero Carlomagno.
E vabbè, anche questa ci toccava vedere in un Paese dove la vergogna vera è quella di non aver vinto il Grande Fratello e dove si rimpiangono gli smoking a coda di rondine e le gonne con le frange. Un Paese dove si minaccia la discesa in piazza per far sì che le leggi create lassù, che si oppongono alle leggi di noi quaggiù, trovino il loro posto nel mondo. E non sarà un’altra marcia su Roma e non sarà fascismo. Sarà solo per dirla alla Berlusconi, “una grande insopportabile porcheria”ma linda come il sedere di un bambino e senza tante complicazioni retoriche. Già perché il fascismo si impose agli italiani con l’olio di ricino e il manganello, il berlusconismo ti convince che va tutto bene, anche se oramai saranno al dibattimento della trentesima fiducia al Governo o giù di lì. 

Non c’è che dire davanti a cotanta capacità: chapeau.

Bruna Arena                                      

Bree13libero.it

13/03/2010
 
 
 
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