Buongiorno Elvira. Andiamo subito al sodo, perché il turismo qui a Caserta non decolla? Ciao Bruna, la domanda è lecita ma la risposta non è così scontata. Bisogna partire dalla Reggia che è il nostro più grande attrattore, in realtà solo sulla carta. Pochi sanno, infatti, che la domanda di visita della Reggia si formalizza quasi totalmente su un pubblico scolastico, spesso anche non pagante o, in maniera molto frammentaria e minore, sui pochi convegni che la nostra provincia riesce ad attirare. Mi stai dicendo che intorno alla Reggia non è sviluppato un turismo sociale? Esatto, manca proprio una sensibilizzazione di pubblicità, di promozione rivolta al turismo sociale. I dati parlano chiaro: quando finisce l’anno scolastico le visite hanno una flessione palpabile, oltretutto questa frequentazione di bambini e ragazzi dà vita più facilmente ad atti di malcostume con statue danneggiate, rifiuti all’interno del parco, la sorveglianza è fugace e non sempre applica le severe regole che dovrebbero vigere in un parco patrimonio Unesco. Cioè ogni sito turistico ha dei problemi propri o l’intero sistema turistico ha un problema? Ti rispondo citando la legge 135 del 2001, una legge nazionale sulla riforma del turismo in Italia che ha attuato l’istituzione degli STL, sistemi turistici locali che dovrebbero andare in sostituzione delle vecchie APT, e non EPT, che funzionano sulle realtà locali realizzando un network locale coinvolgendo tutti gli attori della filiera turistica, dal monumento al rivenditore all’agenzia di viaggio, perfino la Camera di commercio e Confindustria, che applicano una politica a rete in cui tutti si aiutano e sono coinvolti nella promozione e nella realizzazione turistica. Tutto questo qui non succede, la politica è l’individualismo ed il proprio piccolo guadagno, non c’è una mentalità comune di realizzazione e ognuno fa per sé. Pensi che i casertani non siano predisposti a questa realizzazione comune? Magari vorrebbero ma non sono educati in tal senso dalle istituzioni. Torniamo alla vecchia storia della mancanza di interesse del nostro stesso territorio. Infatti, non molti sanno ad esempio che oltre alla Reggia anche il complesso leuciano ed i Ponti della Valle fanno parte del patrimonio Unesco ed è un caso molto raro nelle città italiane averne addirittura tre nell’arco di pochi chilometri. Cosa pensi della provocazione del presidente dell’EPT, Iodice, di trasferire la Reggia al nord? Più che trasferire la Reggia al nord dovremmo trasferire qui i valori di città che hanno avuto successo nel turismo in altre zone, emulando chi è stato più bravo o forse solo più coraggioso di noi. Ci puoi fare un esempio di una città che potremmo prendere a modello? Il maggior distretto turistico nazionale è Rimini, una città che non gode di buone acque, e che non ha avuto investimenti fino agli anni Sessanta, poi ha deciso di investire su se stessa, ha trovato fondi anche internazionali, si è aperta a parchi a tema ed ha investito sulla sua vivibilità turistica ed adesso è il top del marketing, basti pensare che le prime lauree turistiche sono nate proprio qui e solo dopo si sono diffuse sul territorio nazionale. Non trovi paradossale che con tutte le bellezze artistiche del nostro Paese il distretto turistico più rilevante sia uno dei più carenti da questo punto di vista? Sì, infatti, da un recente studio si evince un gap rilevante tra attrattività potenziale ed indice di efficacia del territorio, confrontando le due tabelle dello studio vediamo che la regione Campania è terza su scala nazionale, dopo Lazio e Toscana, per quanto riguarda le potenzialità attrattive, ma nella tabella di confronto sull’efficacia di tale potenzialità è quasi ultima. Il Piemonte invece nella prima tabella è penultima, (la Sardegna è addirittura ultima N.d.r.), eppure è stata scelta per le ultime Olimpiadi invernali perché ci sono stati efficaci progetti di marketing strategico - territoriali con operazioni locali attente, oltre a persone che hanno creduto nelle possibilità e le istituzioni le hanno appoggiate. Ti sei fatta un’idea del perché di questo gap? Cosa manca nella nostra regione? Sembra banale ma le istituzioni sono incapaci di guardare verso un’unica direzione, manca il collante sociale che possa favorire un turismo stabile, siamo troppo concentrati su altro, il turismo diventa l’ultimo dei pensieri. Possiamo affermare che ci si poggia anche un po’ sugli allori? Diciamo di sì, ma anche no. In realtà i progetti ci sono, l’aeroporto di Grazzanise, l’istituzione di una metropolitana leggera che colleghi il centro alle province, molto sulla carta, tanti buoni propositi ma mai niente di concreto, se pensiamo che ci sono voluti sei anni per la riqualificazione del parco antistante alla Reggia possiamo farci un’idea di questo. E poi istituzionalmente siamo molto indietro, abbiamo ancora una EPT quando molte città hanno già abbracciato e ben avviato le possibilità degli STL, per di più ci mancano i basilari, non abbiamo depliant o brochure aggiornati, sarà banale, ma il cartaceo è il primo mezzo di comunicazione con il quale i turisti leggono chi siamo. Ci lasci con un consiglio ed un’ultima riflessione? Un consiglio è di certo la lettura del libro “La città ospitale” di Nicolò Costa (Ed.Bruno Mondadori N.d.r.), un testo che dovrebbe trovarsi su tutte sulle scrivanie di amministratori locali e politici, di associazioni pubbliche e private, che spiega passo dopo passo come si realizza un’efficace rete di servizi turistici integrati. Per quanto riguarda la riflessione mi piace sempre sottolineare che la nostra città è troppo bella per non poter pensare a come migliorarla, io continuerò a farlo e a lottare per questo con tutte le mie forze. Bruna Arena Bree13@libero.it Il disegno è di Giulia Domi ed è tratto dal sito http://eddafly.altervista.org/
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