martedì 7 febbraio 2012Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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"Va' a fidarti degli amici"
Quando anche il nostro Premier cade nei tranelli di amici malfidati...

Caserta - “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” diceva mio nonno, aggiungendo “guardati dai nemici ma guardati meglio dagli amici”, e purtroppo scommetto che molti di noi abbiano sperimentato la veridicità di questa saggezza popolare, sentita e risentita eppure mai presa per buona se non davanti al fatto compiuto. Le fregature dagli amici sono le più frequenti in questo momento d’inganni e tribolazioni nascenti sempre più spesso da situazioni che nemmeno lo richiederebbero: saranno le nubi tossiche di diossina che la nostra generazione respira da tempo immemore, ma ci capita ultimamente di chiederci il perché delle nostre o altrui azioni sconclusionate o gratuitamente dannose.
Questa è una di quelle cose della vita che non puoi scamparti, chiunque tu sia forse il Creatore avrebbe dovuto aggiungerti un occhio dietro alla schiena. Per compassione schopenhaueriana vedere anche il nostro Premier cadere nei tranelli di amici malfidati mi apre un amaro spunto di riflessione. È pur vero che tra Gianfranco e Silvio c’è sempre stato un rapporto conflittuale, amore e odio come due prime donne al Moulin Rouge a mostrare la natica più bella (per poi riporla abilmente al momento del calcio…in aria!), ma da quando è nato il Pdl sembra che l’asse Montecitorio-Palazzo Chigi si sia trasformato in due rette parallele che, sovvenendomi qualche blando ricordo elementare, sono destinate a guardarsi tutta la vita senza incontrarsi mai. Già da settembre 2008 si battibeccava sulla proposta di Fini del voto agli immigrati, con i poveri lombardi costretti a subire un tale smacco! Correndo da “papi” Silvio furono prontamente tranquillizzati: -niente panico,Gianfranco vuole solo un po’ di visibilità- come se essere la terza carica dello Stato non gliene desse già in abbondanza. A ottobre una nuova fregatura attende il Premier, l’amico Fini considera eccessivo il ricorso costante ai decreti legge in quanto a suo dire sono un abuso sul diritto della Camera di esprimere la propria opinione, stavolta Silvio lo bacchetta: -fai il tuo mestiere e cambia i regolamenti-, con un invito che ha tutto il dolce suono del comando. Altro mese altra corsa, a novembre la finanziaria è approvata ormai dalla fiducia, -la scelta è quanto mai anomala- dice Fini, -fatti gli affari tuoi caro amico, avresti voluto che “assalissero la diligenza?”- (reale espressione di Berlusconi). Già che ci siamo facciamo un altro giro, l’occasione è la presentazione al disegno di legge leghista che richiede tasse sul permesso di soggiorno e l'obbligo di una fidejussione bancaria per gli extracomunitari che intendono aprire una partita Iva. Fini insorge, la legge è troppo discriminatoria nei confronti dei lavoratori stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale. Stavolta l’hanno fatta grossa e il caro amico di sempre deve ritirare il suo appoggio al provvedimento. Ultimo caso fresco come un uovo per lo zabaione, la bagarre sull’inutilità del Parlamento, pletorico e dannoso (aggettivo su cui invito personalmente a riflettere), secondo il Premier, pletorico si, ma né inutile né dannoso secondo il Presidente della Camera. Insomma, a suon di scudisciate aizzanti e provocanti il loro rapporto di amicizia s’incrina e si raddrizza secondo i tempi e le mode basandosi spesso su quel delicato conflitto che fa da sprono l’uno all’altro, e in fondo i giornali devono pur parlare di qualcosa dopo le larghe muraglie che si sono poste davanti al fare vera informazione. Le beghe tra loro riempiono la carta d’infidi insulti e succulente scaramucce che finiscono ogni volta con i due che s’incontrano al bar dello sport a parlare di Milan e Lazio: in Italia deve esserci sempre  il lieto fine, per questo la gente legge serenamente appagata e il giorno dopo i fatti sono buoni solo per avvolgerci il pesce.

Bruna Arena                    

Bree13@libero.it

23/05/2009
 
 
 
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