Caserta - Dopo circa quattro mesi si torna a parlare della riforma della professione forense, fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano. Gli studenti restano fermi sul piede di guerra, il loro dissenso manifestato già ad ottobre per i nuovi provvedimenti si rafforza sempre più. I 270 mila studenti di legge e gli 80 mila praticanti avvocati, non restano certo fermi a guardare e dopo le migliaia di fax e mail giunte al Ministero in questi ultimi mesi, non nascondono la volontà di scendere in piazza per rendere nota a tutti la propria disapprovazione verso un provvedimento ingiusto e troppo selettivo. Alfano dal canto suo parla di una riforma indispensabile al fine di garantire a tutti i cittadini la giusta assistenza legale. I cambiamenti proposti però sono radicali. Mentre oggi per essere abilitati alla professione, è sufficiente seguire un libero praticantato, senza alcuna spesa, presso un qualunque studio legale, le nuove proposte della riforma prevedono un tirocinio post laurea presso una scuola professionale a pagamento e a numero chiuso. Infine poi per ottenere il certificato conclusivo è previsto un esame finale (che non è l’esame per diventare avvocato,il quale avverrà in seguito). La riforma ha poi imposto anche dei limiti d’età. Per iscriversi al registro dei praticanti, non si potranno superare i quarant’anni (limite che adesso non esiste). Si parla di novità anche per sostenere l’esame di abilitazione per diventare avvocato, nessun ricorso ai codici commentati della giurisprudenza e nessuna speranza di poter sostenere una prova con materie meno complesse. E come se non bastasse tre è il numero massimo di bocciature consentite, dopo le quali il potenziale avvocato dovrà dire addio definitivamente alla possibilità di esercitare la professione.
M. Cristina La Farina Catania Cerro
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