 Caserta - Uno dei problemi caratteristici con cui si devono confrontare molte donne in menopausa è quello dell’osteoporosi. L’osteoporosi è una malattia cronica che consiste in un deterioramento complessivo dell’architettura scheletrica, con progressiva riduzione della massa dell’osso che diventa quindi più fragile. Ne derivano, in sintesi, un’aumentata incidenza di algie ossee (dolori alle ossa) e schiacciamenti vertebrali, ma soprattutto maggior rischio di fratture (molto frequente e’ quella del femore). Le nostre ossa sono organi metabolicamente attivi, cioè sottoposti per tutta la vita ad un continuo processo di rimodellamento. Ogni anno circa il 10% della nostra massa ossea complessiva viene rinnovata, tramite meccanismi fisiologici di neo-formazione e riassorbimento. Protagoniste di questo processo sono soprattutto due tipi di cellule: gli osteoclasti e gli osteoblasti. Entrambi derivanti dal midollo osseo, svolgono due funzioni fondamentali: i primi sono deputati alla distruzione e al riassorbimento dell’osso, i secondi hanno invece il compito costruttivo di depositare una matrice organica amorfa, detta osteoide, che viene successivamente resa dura dalla precipitazione di calcio e fosfati. Il 'ruolo' degli estrogeni - A monte di tutto questo contesto, gli estrogeni svolgono un ruolo centrale, in quanto stimolano indirettamente la formazione dell’osso, su cui svolgono anche un’azione trofica diretta. Una loro carenza, infatti, si traduce automaticamente in una maggiore attività degli osteoclasti e in un aumentato riassorbimento. Dunque, è ormai dimostrata la stretta relazione causale esistente tra carenza di estrogeni (tipica appunto della menopausa) e accelerata perdita di osso. L'importanza della prevenzione - A ciò si aggiunga che, l’osteoporosi postmenopausale, può purtroppo compromettere l’attività sociale della maggior parte delle donne che ne sono affette anche in età precoce! Dunque, resta di fondamentale importanza la prevenzione che deve fondarsi innanzitutto su una consapevolezza basilare, e cioè che una ridotta massa ossea costituisce il principale fattore di rischio infortuni. Come influire allora su questa e quindi sulla sua proporzionale resistenza? Da un lato esistono delle componenti genetiche su cui non possiamo intervenire. Dall’altro esistono altri fattori essenziali su cui è possibile intervenire precocemente e per tutta la vita. L'alimentazione - Questo vale ad esempio per l’alimentazione che, intolleranze permettendo, dovrà prevedere una consistente assunzione di latte e derivati, mentre dovrà essere ridotta dal punto di vista dei grassi e delle fibre che legano il calcio limitandone l’assorbimento. L'attività fisica - Determinanti, poi, sono l’esposizione al sole (che favorisce la produzione di vitamina D) e l’attività fisica. Una vita sedentaria e una ridotta massa muscolare sono infatti altri importanti fattori di rischio per l’osteoporosi. L’esercizio invece, se coerente con l’età e il profilo complessivo del soggetto in questione, aiuta a stimolare la deposizione di matrice sulle superfici di rimodellamento e quindi la formazione di nuovo tessuto osseo. Per tale motivo, la persona sedentaria, potrà dotarsi di un consistente "magazzino" a cui attingere se praticherà regolarmente un’attività motoria non necessariamente a livello agonistico. Questo può valere anche per quelle donne che hanno già sviluppato un modesto grado di osteoporosi! Infatti, iscriversi a corsi di ginnastica specifica idonei alle proprie caratteristiche, servirà ad impedire un’ evoluzione pericolosa della malattia. La ginnastica dolce e il Pilates, ad esempio, rappresentano in questo senso un’ottima possibilità di allenamento anche per le fasce d’età più avanzate. Fortunatamente oggi esistono valide metodiche diagnostiche che possono aiutare le donne ad inquadrare correttamente il problema osteoporosi e dunque ad affrontarlo nel modo più efficace. La Moc - Dal punto di vista delle indagini strumentali, la Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC) rappresenta ormai la metodica di riferimento. Questa, attraverso l’utilizzo dei raggi x e la valutazione del loro assorbimento da parte del tessuto osseo, permette di misurare il patrimonio minerale dello scheletro e il conseguente rischio di fratture. L’esame deve essere ripetuto periodicamente (circa una volta l’anno) in modo da poter monitorare tempestivamente la presenza di eventuali modificazioni. Nel caso in cui si ritenesse opportuno praticare attività motoria, raccomandazione importante e' di rivolgersi a personale altamente qualificato che conosca a fondo il problema osteoporosi e che quindi non sottoponga l'organismo a sollecitazioni eccessive che potrebbero avere un effetto controproducente! Dott.ssa Grazia D'Elia |