lunedì 21 maggio 2012Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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Per avere un buon leader hanno dovuto trovarlo per caso
E' il paradosso del Partito Democratico: Franceschini è più chiaro e netto dei suoi predecessori, ma la sua nomina è stata fortuita

Devo ammettere che, scottato e nauseato dalle vicende degli ultimi anni, inizialmente ero scettico. Poi mi sono ricreduto, pur volendo rimanere cauto per lo meno fino a giugno. Dario Franceschini, per ora, sta ricoprendo la carica di segretario del Partito Democratico, che dovrebbe ricoprire fino al congresso di ottobre, in modo dignitoso, parlando un linguaggio concreto, senza risparmiare all'avversario parole nette e sferzanti. Dopo tanti anni un leader di centrosinistra - sebbene a tempo determinato come i contratti dei giovani di oggidì - rende finalmente pan per focaccia alla faccia bronzea di Mister B, dandogli addirittura del clericofascista (dopo che il Bulletto di Arcore l'aveva definito cattocomunista).

L'educata timidezza di Veltroni, Fassino, D'Alema e in parte Prodi sembra un pallido ricordo: Franceschini, che fino a un mese fa era l'oscuro e misconosciuto vice di W, probabilmente ha capito che per fare politica occorre rivolgersi all'opinione pubblica con parole semplici, chiare e nette. E infatti, dall'inizio del suo mandato, ha cercato di ribaltare una delle accuse tradizionalmente rivolte dalla Casa delle Libertà al centrosinistra: quella di "dire sempre no" e "non avanzare proposte concrete". Adesso è il contrario: pochi giorni fa l'apparentemente mite Dario - dopo che la maggioranza aveva accettato la proposta democratica di allentare i vincoli del Patto di Stabilità per gli enti locali - si è presentato ai microfoni dei telegiornali affermando, quasi con aria di sufficienza, che "finalmente il Governo accetta una proposta del Partito Democratico". Neanche nel giorno della vittoria politica ha risparmiato una stilettata all'avversario. Tempo pochi giorni e il segretario del Pd ha rovesciato addosso agli avversari un'altra delle critiche rivolte da anni al centrosinistra, definendoli "divisi su tutto".

I sondaggi, da prendere sempre con le pinzette, sembrano confermare la bontà della linea politica franceschiniana: secondo una recente rilevazione della Ipr Marketing per Repubblica la fiducia degli elettori nel Partito Democratico sarebbe aumentata di quattro punti, rimanendo tutto sommato desolatamente bassa. Secondo un altro sondaggio, questa volta commissionato alla Digis da Sky, il Partito Democratico guadagnerebbe qualche spicciolo percentuale nelle intenzioni di voto, arrestando la terrificante emorragia di consensi dei mesi precedenti (ma attestandosi ancora a distanza siderale dal Popolo della Libertà: 24% contro 39.7%). La Ipsos ricerche, già qualche settimana fa, aveva dedicato un sondaggio al solo Franceschini: secondo la maggior parte degli intervistati, compresi gli elettori di altre forze politiche, il neo segretario del Pd saprebbe "parlare con chiarezza, facendosi capire da tutti". Chapeau, visto e considerato che uno degli annosi problemi del centrosinistra è l'incomunicabilità.

Evidentemente la sinistra italiana ha ancora bisogno della guida di un ex democristiano (come Prodi) per accreditarsi e raggiungere un elettorato più ampio. Ed è curioso constatare come quella di Franceschini si sia rivelata una buona scelta anche se, a ben guardare, una scelta non è: il nuovo segretario è stato nominato in fretta e furia dopo le impreviste dimissioni di Veltroni solo perché gli altri leader, in primis Bersani, non intendevano correre il rischio di "bruciarsi" con le rischiosissime europee di giugno e il probabile tracollo del Pd.

A ottobre ci sarà il congresso e il timore di molti è che si risolva nella solita liturgia: le mozioni, i dibattiti, le formalità, la mancanza di uno scontro leale e alla luce del sole e un nuovo leader scelto dalla classe dirigente senza coinvolgimento della base. Che magari, come in passato, sarà chiamata a ratificare la nomina con le classiche primarie dall'esito scontato.

E' il paradosso del Partito Democratico: per avere un buon leader hanno dovuto trovarlo per caso. Quando lo sceglieranno con scienza e coscienza magari torneremo al punto di partenza e ricominceremo a sentire le voci di chi, alla maniera di Nanni Moretti, reclama: "Per favore, dite qualcosa di sinistra!".

Antonio Cilardo

direttore@tuttiinpiazza.it

23/03/2009
 
 
 
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