Caserta - Oltre un anno fa, prima della caduta del Governo Prodi, se ne parlava di frequente. La riforma della legge elettorale: una tematica che sarebbe sbagliato considerare da addetti ai lavori. Perché la legge elettorale determina il meccanismo attraverso cui vengono ripartiti i seggi in Parlamento e si possono formare le maggioranze di Governo; ed è per questo che le caratteristiche della legge elettorale influiscono profondamente sul quadro politico, fino a sconvolgerlo e a terremotarlo. Come accadde nel 1993, quando un referendum sul tema, con una valanga di Sì, spianò la strada a una legge elettorale per tre quarti maggioritaria (con un riparto proporzionale del restante quarto dei seggi) che avrebbe reso bipolare il nostro sistema politico, ponendo definitivamente fine alla Prima Repubblica e al vecchio sistema dei partiti. Il Mattarellum (così era chiamato in gergo giornalistico la nostra legge maggioritaria), seppur tra diverse contraddizioni, cominciò a funzionare bene garantendo per lo meno che, dopo diversi anni, le legislature tornassero a durare i regolari cinque anni, senza che le Camere dovessero essere sciolte anzitempo per l'impossibilità di formare un nuovo Governo. Poi, nel 2005, la svolta improvvisa. La maggioranza di centrodestra varò in tempi rapidi, senza la partecipazione delle opposizioni, una nuova legge elettorale, un proporzionale con premio di maggioranza, talmente osceno che lo stesso estensore della legge, il leghista Roberto Calderoli, definì la sua creatura una porcata. Realizzata, secondo alcuni, per rendere la vita difficile al centrosinistra guidato da Romano Prodi, in netto vantaggio nei sondaggi, che di lì a poco avrebbe effettivamente vinto le elezioni, seppur con un margine esiguo; oppure per massimizzare i voti del centrodestra, che già negli anni precedenti aveva dimostrato di ottenere, nei collegi uninominali del maggioritario, una percentuale di voti minore di quella ottenuta, nel riparto proporzionale, dalla somma dei singoli partiti che componevano la coalizione della Casa delle Libertà. Ci sono almeno due ragioni che rendono il porcellum una legge elettorale da cambiare: 1) le liste bloccate. L'elettore può scegliere la lista ma non esprimere un voto di preferenza tra i diversi candidati presenti in quella lista. L'ordine è prefissato e in questo modo sono i leader dei partiti a decidere la composizione del Parlamento. In un momento storico in cui si progettano riforme federali e si accentua il ruolo degli enti locali, la legge elettorale affida alle segreterie romane dei partiti il compito di stabilire, in pratica, chi verrà eletto nelle varie circoscrizioni territoriali. Anche per questo motivo le campagne elettorali si svolgono quasi esclusivamente sui mass media, dove occorre propagandare i vari marchi elettorali come se fossero saponette o detersivi; i candidati presenti nel territorio sono scarsamente motivati a tenere dibattiti o a incontrare gli elettori, visto che il loro destino politico è stato già stabilito dalle segreterie dei rispettivi partiti. 2) il premio di maggioranza. La coalizione che ottiene il maggior numero di voti ottiene, alla Camera, il 54% dei seggi (al Senato i premi di maggioranza sono attribuiti su base regionale, in modo da annullarsi a vicenda). Il meccanismo del premio di maggioranza è una peculiarità del nostro sistema: non si capisce perché un partito o una coalizione che ottiene la maggioranza semplice debba necessariamente godere della maggioranza assoluta. Negli altri paesi, se un partito non ottiene la maggioranza assoluta dei seggi (cioè la metà più uno) è costretto a mediare con le forze politiche minori, cercando un compromesso. In questo modo, tra le altre cose, gli elettori tendono a votare le due coalizioni principali, le uniche che possono ottenere il premio di maggioranza. E' la logica del voto utile, che rischia di spazzare via tutte le forze minoritarie (come è successo con la galassia della sinistra radicale) per creare un bipartitismo artificiale, determinato dai meccanismi elettorali e non dalla scelta degli elettori. Negli altri paesi, in genere, viene stabilita soltanto una soglia di sbarramento (per esempio al 3 o al 5%), in modo da evitare un'eccessiva frammentazione permettendo però a movimenti consistenti, seppur minoritari, di partecipare al governo del paese. E' una legge elettorale fatta su misura di Berlusconi e del Popolo della Libertà, che il Cavaliere non cambierà forte della maggioranza blindata di cui gode in entrambi i rami del Parlamento e della docilità dei suoi alleati (e a volte anche dei suoi avversari). Antonio Cilardo direttore@tuttiinpiazza.it
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