Per curare lo stress non servono le medicine: basta la musica di Mozart. A sostenerlo è una delle maggiori case farmaceutiche giapponesi che da anni, grazie al lavoro di ricercatori nipponici, oltre ad incentivare il ricorso alla musicoterapia, introduce nelle farmacie compact disc contenenti brani del compositore austriaco da ascoltare seguendo in maniera meticolosa le allegate istruzioni per l’uso. Il risultato: la vittoria sullo stress. Stando agli studi condotti dai ricercatori è Mozart, dunque, il compositore più piacevole e quello che più distende. La musica utilizzata come terapia specifica e mirata è una disciplina relativamente giovane, ma nonostante ciò il ricorso all’arte per il benessere dell’uomo è sempre più diffuso tra gli esperti. Erano queste le abitudini dell’antichità cinese, egiziana, indiana e africana. A partire dal settecento autori come Albrecht, Maspero e Binet hanno fatto propri questi principi adattandoli agli studi sui disturbi fisici e psicologici e introducendo particolari proposte di intervento. Ma l’educazione musicale psicopedagogica spianerà la strada alla musicoterapia solo nella prima metà del Novecento in Europa, per arrivare in Italia alla fine degli anni sessanta. Sull’uomo gli effetti della musicoterapia sono molteplici: benefici si riscontrano dal punto di vista fisiologico, dal momento che la musica ha notevoli influssi sui ritmi cardiaci e respiratori, sulla pressione arteriosa, sulla digestione e sul sistema muscolare. Sotto il profilo psicologico è ormai confermato che la musica, più di ogni altra stimolazione sensoriale e della memoria, può essere utilizzata per un’ampia gamma di interventi. Di grande utilità è la funzione psicopedagogica della musica. Il paziente impara a dominare la realtà grazie al controllo fisico dello strumento, “facendo musica” e con l’ascolto di gruppo si supera l’isolamento e il senso di rifiuto verso gli altri, a patto che il percorso si realizzi in un ambiente favorevole e gratificante. La conseguenza sarà una migliore accettazione si sé e del proprio corpo. Ancora, la musica può essere impiegata nella ricerca di attenzione e concentrazione, abituare all’analisi, alla sintesi, al simbolo, alla struttura. In pratica serve a “motivare”. Di estrema importanza per la socializzazione, la musica fa accrescere il gusto di vivere in gruppo, stimola la creatività e induce a collaborare accettando regole e responsabilità. Conoscere nuove tecniche strumentali rende note le proprie capacità ed i limiti, favorendo la comunicazione e la sicurezza personale. Musica come “aggressività produttiva”, dunque, in grado di coordinare impulso e disciplina. Ernesto Sparago
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