E’ nato dietro le sbarre da un idea di 12 detenute della Casa Circondariale di Lecce l’idea di creare un nuovo marchio sulla base di un progetto che va ben oltre la dimensione del recupero sociale per sfociare in una vera e propria forma d’arte. Non a caso, il nome del laboratorio di moda creato in carcere circa un anno fa è “Officina Creativa”: questo week end esporrà, insieme ad altri artisti emergenti, la sua nuova collezione di borse ed accessori all’Aeroporto San Cataldo del capoluogo pugliese. Nuove forme di coesione sociale, senza scopo di lucro ma con una mentalità imprenditoriale e una missione consapevole, eticamente corretta e basata sulla sostenibilità e la responsabilità sono i marchi distintivi del progetto “Made in Carcere”, liberamente ispirato alla moda “Made in Jail” che arrivava dal Giappone e dal progetto “Codice a Barre” promosso da Luca Bizzarri. Ma il tratto distintivo dell’iniziativa è l’eco sostenibilità: materiali riciclati provenienti da imprese pugliesi che intendono dare una mano all’Officina Creativa, specializzatasi soprattutto nella creazione di divertenti shopping bags, con l’intento di sostituire le inquinanti e antiestetiche buste di plastica. Finora ne hanno già vendute 20.000 fra Milano, New York, Londra, Sofia e Stoccarda. Ma non finisce qua: alla XXII Fiera Internazionale del Libro di Torino è allestito uno stand (Secop, D 110, padiglione 1) che sta avendo molto successo, in cui sono esposte le shopping bags della collezione. Un sodalizio tra la casa Circondariale Borgo San Nicola e la Secop Edizioni di Peppino Piacente, che ha abbracciato con coraggio ed entusiasmo la causa delle detenute che cercano una seconda opportunità attraverso la moda e la creatività, passando per la poesia. E proprio la poesia, da sempre sinonimo di libertà individuale e collettiva, si unisce alla moda ecosostenibile in questo insolito binomio, per dar voce, con le frasi dei poeti pubblicati nelle sue collane, alle borse di Made in Carcere. Ce n’è per tutti i gusti: da “Noleggiami un bacio che ho finito i datteri”, il verso tratto da “Malalingua” di Giusi Zitoli, a “Il tuo corpo è la mia valigia, lì ho depositato le mie lacrime e i miei sorrisi”, di Gino Lo Caputo nel libro “Nei tuoi occhi… le parole diventano pietra”. “Lontano da ieri” di Primo Leone regala questa suggestione: “Questo cuore è un cantiere in disuso, operai in cassa integrazione”. “Vorrei tatuarti di me di segni invisibili al mondo” è l’illuminazione di Angela De Leo in “Il Gelso e le Rose”. “Due amanti, la luna e la prima stella” per Luciana De Palma, dal libro “Risacche”. “Come un libro sì… voglio leggerti, sfogliarti una pagina per volta. Scorrerti seguendo ogni riga”, annota Carlo Versè in “Divento di vento”. “È per noi un impegno importante quello di offrire un’occasione di riabilitazione sociale alle donne protagoniste della bella esperienza di questo laboratorio all’interno del carcere - spiega Peppino Piacente, editore di SECOP -. Ci interessa sensibilizzare la gente nei confronti di tematiche attuali e importanti, come già abbiamo fatto con la mostra FRATELLO AMBIENTE SORELLA ARTE da noi organizzata nel Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma, dedicata al tema dell’emergenza ecologica. L’altro nostro obiettivo è la promozione della lettura e della poesia. Per invogliare i più pigri a innamorarsi dei libri, noi proponiamo piccoli versi da indossare, che diventano preziosa decorazione di borse. Sono versi che colpiscono al primo impatto e ci rappresentano, occasioni di letture estemporanee, illuminazioni di poesia nel quotidiano”. Per maggiori informazioni o per dare il vostro contributo all’iniziativa www.madeincarcere.it. Valentina Sanseverino
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