 In un’isola ancora incontaminata del Sud (che l’autore non nomina mai, sebbene si capisca bene qual è), pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il boom economico è di là da venire e il turismo di massa non è ancora esploso nei suoi eccessi di sguaiataggine e volgarità. E’ un’estate semplice, fatta di vacanze a casa di amici e parenti, di pesca, di feste patronali e di serate in pizzeria dove si spende il giusto necessario. E’ in questo scenario semplice ma ricco di valori e significati che lo scrittore napoletano Erri de Luca ha ambientato quella che sembrerebbe una delicata storia d’amore tra un 16enne (l’Io narrante) curioso di conoscere gli avvenimenti tragici del recente passato e Caia, una ragazza di origine ebraica che, dopo la morte in guerra dei genitori, vive in un collegio svizzero. In realtà non è una storia d’amore ma qualcosa di strano e di diverso. Il protagonista cerca nei libri di storia e nelle poche parole di un ruvido pescatore dell’isola quelle verità che la propria famiglia ha cercato di rimuovere: la guerra, la miseria, gli espedienti per sopravvivere, l’odio verso il nemico tedesco, l’arroganza degli americani che fecero di Napoli il loro punto di appoggio nel Mediterraneo. Quel passato così recente che tutti si affannano a cancellare esercita su di lui un’attrazione irresistibile, apparentemente senza una ragione, che nel dispiegarsi della storia troverà però un suo perché: quel passato si è impossessato di lui, ne ha fatto un suo strumento. O meglio una persona scomparsa in quel passato drammatico si è impossessata di lui per tornare su questa terra e dare un segnale alla ragazza. Tenerezze e piccoli gesti che la rimandano a un’infanzia troppo presto andata in frantumi. Antonio Cilardo direttore@tuttiinpiazza.it |