 La gelosia è una malattia: ad esserne convinto è l’investigatore privato Denis Pravda, il protagonista di questo bellissimo romanzo dello scrittore ceco Michal Viewegh dal titolo “Il caso dell’infedele Klara”. Di gelosia Denis si ciba, visto che si occupa soprattutto di storie di corna e tradimenti. Tanti anni di indagini, e forse qualche inciampo nel passato, l’hanno reso immune alla gelosia, portandolo a maturare una singolare concezione del rapporto amoroso che gli permette, ad esempio, di passare sopra le storie extraconiugali della sua seconda moglie Rut. Tutto pur di vederla felice. Le vere vittime, secondo Denis, non sono i traditi ma, al contrario, i traditori, costretti a tradire nell’illusione di comprarsi un attimo di felicità. “Sono felice se tu sei felice” ripete a Rut guardandola prepararsi per una serata romantica col suo amante. Questa filosofia di vita lo fa sembrare agli occhi di noi comuni mortali – disposti a degradarci in nome della possessività, seguaci di una confortevole e conformista monogamia - come avvolto da un’aura di perfezione. E nello stesso tempo ci mostra il lato più perverso di questo sentimento costantemente prossimo alla patologia, e cioè la sua capacità di spingere alla menzogna. Non importa se siano vere menzogne (ossimoro che intende menzogne con dolo) o menzogne di comodo. Ciò che importa è che tutti mentono, secondo Denis (che di cognome fa Pravda, in ceco “verità”), ancor più coloro impiastricciati in un rapporto di coppia che poggia sulla gelosia. E’ quest’aspetto che svilisce l’amore e lo rende imperfetto. La gelosia è un parassita che inocula il veleno e che può diventare talmente forte da emanciparsi, sopravvivendo all’amore, arrivando a vivere di vita propria. Denis, esperto di uomini e di corna, sa come riconoscere una menzogna. Quando si presenta nel suo studio lo scrittore Norbert Cerny subito lo smaschera: le domande che pone all’investigatore non hanno nulla a che vedere col romanzo a cui sta lavorando. Il maestro è tormentato dal mostro dagli occhi verdi, anzi, lo è anche più degli altri, visto che la sua compagna, Klara, risponde alla descrizione della perfetta traditrice: bella, venti anni meno di lui, Norbert sospetta che lo tradisca col suo tutore. Si instaurerà tra i due, tra l’investigatore ed il suo cliente, un rapporto che assomiglia a quello tra medico e paziente: Denis proteggerà Norbert dalla verità in grado di arrecargli dolore e tenterà di guarirlo da questo male che lo divora, come se lui, dall’osservatorio privilegiato della sua sanità, rivedesse il se stesso malato di un tempo. La vicenda - narrata in prima persona dall’investigatore - ha un risvolto curioso che non intendo svelare. Dico solo che Viewegh ci immerge in una fitta trama di eventi, generati e sovente complicati dalle bugie e dalle mezze verità, condendo il tutto con citazioni, interessanti elucubrazioni sull’amore e sulla gelosia e sagaci soluzioni narrative. Il libro ha liberamente (molto) ispirato l’omonimo film di Roberto Faenza, con Claudio Santamaria e Laura Chiatti. Lo scrittore ceco è diventato un musicista italiano; Klara, la studentessa di cinese una studentessa italiana di arte, per di più sua coetanea; il finale, tutto letterario, è stato mutato. Viene naturale chiedersi: come speravano di mantenere lo spirito del romanzo alterando elementi così essenziali della trama? Stefano Crupi |