Chi ama la letteratura non potrà che accogliere con piacere il saggio di Alessandro Dal Lago che riporta nell’alveo dei criticabili uno dei più grandi successi editoriali degli ultimi anni, l’opera di Roberto Saviano, Gomorra. Pubblicato dalla casa editrice del quotidiano “Il Manifesto”, “Eroi di carta”, così si intitola, è, già per questo, impermeabile a critiche motivate dall’appartenenza ad una parte politica: nulla a che vedere con le stilettate che Emilio Fede manda allo scrittore casertano, colpevole a suo avviso di oscurare la luce del suo unico eroe Berlusconi. A scrivere “Eroi di carta” è Alessandro Dal Lago, insigne studioso ed esponente di una sinistra colta ed intellettuale, attualmente preside della Facoltà di scienze della Formazione dell’Università di Genova. Sono dovuti passare quattro anni dalla sua pubblicazione perché qualcuno sfatasse il tabù di un’opera diventata, per l’impegno civile che profonde, intoccabile. Nel saggio di Dal Lago, finalmente, la si analizza per quello che è: un oggetto letterario, con i suoi pregi ed i suoi difetti. Superando in questo modo quel perverso meccanismo che faceva di chiunque si azzardasse solo a criticare Gomorra una sorta di fiancheggiatore morale della Camorra Dal Lago analizza la prosa di Saviano senza sconti e senza gli equilibrismi di troppi distinguo, denunciando quelle che a suo avviso sono le forzature stilistiche, la furba retorica di molti passaggi, la confusione e le semplificazioni di un ibrido spacciato per romanzo all’interno di una determinata strategia mediatica. E, partendo da questo punto, cerca di descrivere gli aspetti di quello che ne è seguito, quel “fenomeno Saviano” che ha avvolto lo scrittore di un’aura eroica e, di riflesso, condotto la sua opera in una zona extraletteraria. Secondo Dal Lago, Gomorra assolve una sua precisa funzione consolatoria: eleggendo il suo autore ad eroe (di carta, però), la società massmediatica vi ha visto una sorta di riscatto dal proprio disimpegno. Un simbolo, insomma, da difendere (per il grande merito di aver mantenuto i riflettori puntati su una realtà troppo trascurata) ma non necessariamente da annoverare, solo per questo, nell’Olimpo della letteratura.
Stefano Crupi
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