Francesco Siciliano, autore del saggio “Economia della saggezza (elementi di dosaggio)”, edito da Il Filo (euro 12.50), con questo suo mini trattato si fa sostenitore della necessità di ricondurre l’economia a confrontarsi nuovamente con l’etica: e pertanto si inserisce in un filone di pensiero che va finalmente emergendo ed acquistando sempre maggior consistenza e consenso sia tra gli intellettuali, gli studiosi e gli osservatori di politica ed economia, sia nel pubblico più avveduto. Il tema trattato, di rilevanza decisiva per i destini dell’umanità, è, infatti, uno dei nodi fondamentali del pensiero filosofico postmoderno, acquistando un’accezione nuova anche rispetto alla critica del capitalismo di scuola marxista classica. E’ dunque appena il caso di rilevare che il saggio in questione riguarda una problematica di scottante attualità, dal momento che si è nel pieno di una crisi economica globale ed epocale imputabile proprio alla spregiudicatezza con la quale l’economia globalizzata, perseguendo esclusivamente obiettivi di massimo profitto immediato, ha fatto valere la sua pretesa di poter procedere svincolata dal controllo e dalla verifica di ogni altra considerazione e valutazione di congruenza riconducibile alle altre sfere della coscienza e dell’agire umano. In ciò favorita anche dalla crisi della “politica”, che ha ceduto il suo dominio alla tecnocrazia, accordandosi alle scelte che questa ha imposto come risultati incontrovertibili di una presunta “scienza esatta”, unica detentrice delle regole oggettive da applicare ai rapporti tra uomini e popoli, unica guida all’impiego di risorse e all’intrapresa di iniziative volte allo sviluppo ad una scala macroscopica quale mai prima si era vista nella storia. E i risultati del dominio dell’economia, come tutti possono costatare, sono tutt’altro che positivi: prima si sono dilapitate risorse senza alcuna responsabile parsimonia (anche nei confronti delle future generazioni), si sono concentrate ricchezze enormi nelle mani di pochi, si sono ulteriormente impoveriti popoli ai quali è stata strappata autonomia, identità, opportunità di sviluppo, democrazia; poi si è arrivati alla finanziarizzazione dell’economia degli stessi paesi sviluppati, slegandola dalla produttività reale, creando bolle speculative il cui scoppio ha coinvolto in maniera drammatica ceti operai e medi che sembravano al riparo del welfare-state. Partendo da queste vicende Francesco Siciliano passa in rassegna una serie di principi apparentemente indiscutibili sui quali si è fondata l’economia moderna, rilevando come, in realtà, si tratti di “miti” da sfatare o, quantomeno, da ripensare profondamente: il mito della crescita progressiva illimitata, senza alcun conto dei limiti oggettivi delle risorse e della sostenibilità ambientale; il mito del “libero mercato” nel quale il perseguimento dell’interesse personale da parte di ciascuno, senza alcun vincolo di solidarietà collettiva, guiderebbe automaticamente gli uomini al raggiungimento del “bene comune” su scala universale. Invece povertà crescente, conflitti tra i popoli, esaurimento di risorse ed opportunità, fanno apparire oggi questi miti ormai più simili a idee folli ed irresponsabili, di menti ignare del senso del limite ed insensibili rispetto all’”etica”. L'autore indaga allora il senso profondo e pregnante del concetto di saggezza, elevandolo a criterio-guida da impiegare, da oggi in poi, nelle scelte fondamentali che attendono umanità e capi di governo, nei rapporti i popoli e nella riorganizzazione degli obiettivi socio-economici. Solo un atteggiamento “saggio” potrà evitare l’acuirsi ulteriore dei conflitti del mondo, laddove ogni popolo è alla ricerca di un proprio spazio vitale. E solo scelte improntate ad un saggio rispetto della natura potranno evitare la catastrofe. Saggezza intesa non soltanto come pacato buon senso da “real-politik”, ma come elevata virtù etica di matrice aristotelica. Alfredo di Patria Mario Tudisco
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