«Accostatelo ai suoi vicini, a quelli del suo tempo che son più degni d’essergli avvicinati, e ne coglierete la natura e le ragioni della sua unicità». Carlo Bo «Come De Chirico, anche Campana è un suggestivo evocatore delle vecchie città italiane: Bologna, Faenza, Firenze, Genova, lampeggiano nelle sue poesie e gli suggeriscono alcuni dei suoi momenti più alti». Eugenio Montale «Accanto a Campana, si sentiva la poesia come se fosse una scossa elettrica, un alto esplosivo… Egli passò come una cometa; ed anche oltre le strette ragioni formali, in una sfera più vasta e calorosa, la sua influenza sui giovani fu incalcolabile, e s’è tutt’altro che spenta. Egli dette un esempio di eroica fedeltà alla poesia: un esempio di poesia testimoniata davvero col sangue. Da lui e dal coetaneo Ungaretti, s’inaugura un tono intimo e grave nella nostra ultima lirica». Emilio Cecchi «La religione del mondo. Campana mette umilmente in primo piano la vita di cui l’uomo è un agente non inerte ma da nulla autorizzato all’arbitrio». Mario Luzi «…la verginità dell’intuizione primordiale, la misteriosa alchimia del verbo, che, smarrendo il suo carico di significati culturali, i suoi segni intellettivi e storici, torna a convertirsi in ebbra musica, o in ermetico simbolo». Sergio Solmi La figura di Dino Campana, uno dei poeti avanguardistici più importanti del ‘900, rivive, come uomo e come autore, in questo approfondito esame di Francesco Mensorio, dal titolo “Tensioni esistenziali e conquiste d’arte”, edito dalla AlbusEdizioni. L’autore, classe ’72, da sempre appassionato del poeta dei “Canti Orfici”, analizza, partendo dalle opinioni che negli anni espressero personaggi influenti del panorama letterario italiano, la natura ribelle di un artista che ruppe gli schemi, disegnando una poesia nuova e visionaria. “Su Dino Campana” - ha dichiarato Mensorio - “continua a correre una doppia leggenda: quella del poeta pazzo, dei mille mestieri, spostato e instabile, cosmopolita più per nomadismo nevrotico che per scelta culturale; e quella del talento che esplode, incontrollato e selvaggio, quasi al di là delle intenzioni del suo proprietario. Campana si presenta davvero un diverso, rispetto alla media dei letterati del suo tempo, chi più chi meno portatori di una rispettabilità borghese che all’autore dei Canti Orfici riusciva odiosa e incomprensibile». Stefano Crupi
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