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“Dei miei sospiri estremi” di Luis Bunuel
Il testamento di un maestro indiscusso del cinema

Caserta - Il Maestro ci parla di sé. In questo libro straordinario, uscito nel 1982, poco prima della sua morte, e da poco ristampato, Luis Bunuel, il grande regista spagnolo di capolavori come “Il fascino discreto della borghesia”, “Quell’oscuro oggetto del desiderio”, “Bella di giorno” e “L’angelo sterminatore” (solo per citarne alcuni) ci accompagna nel cammino avventuroso della sua vita  - dall’infanzia trascorsa a Calanda e a Saragozza, alla giovinezza nello straordinario salotto della Madrid degli anni ’20, dalla Parigi degli anni ’30, palestra d’arte fondamentale con i suoi 50 mila artisti, all’esperienza cinematografica prima hollywoodiana e poi messicana – guidandoci passo dopo passo e presentandoci la galleria di ritratti d’artista (Lorca, Dalì, Breton, Chaplin, Brecht) che ha avuto la fortuna di incontrare.
Aiutato dal suo amico sceneggiatore Jean-Claude Carriere, ripercorre la sua esistenza osservandola lucidamente grazie al distacco della vecchiaia e mostrandocela come un gioco divertente al quale si è partecipato e nel quale le sconfitte e i fallimenti hanno poca importanza, quasi pari a quella dei successi.
Grazie ad una narrazione sorprendente per la sua scorrevolezza e rapidità, fatta di passaggi secchi e immediati, in un tono vivace e pungente, Bunuel ci mostra l’instancabile istinto anticonformista che divenne la regola e la cifra della sua arte.
Forse proprio perché cresciuto in un’epoca ed in una terra fortemente “clericalizzata”, circondato da imposizioni di rettitudine e moralità, forse proprio per questo non seppe mai frenare la sua irriverente creatività, il suo sardonico umorismo, sfruttando ogni pretesto per inserire una dissonanza, una provocazione, una violazione.
La sua provocazione giunge addirittura a sminuire se stesso.
Si avverte nella sua voce (perché la cosa più sorprendente di questo libro è questa sua capacità di parlarci) quello sforzo, tutto surrealista, di svalutare ogni cosa, di farla apparire molto più banale ed estemporanea di quanto in realtà sia stata. Atteggiamento questo che deriva, a mio avviso, da quella predisposizione ludica che doveva essere l’aspetto caratteriale più vistoso del maestro.
Quando ci parla del surrealismo, questo movimento piuttosto eterogeneo ma fortemente contestatore dei costumi, che utilizzava lo strumento dell’arte per denigrare, scandalizzare, profanare i templi di moralità fino a quel momento inviolabili, quando ripercorre questa stagione irripetibile che rappresentò un fondamentale punto di svolta dell’arte occidentale, sembra quasi di trovarci in una sorta di ’68 ante litteram, di stampo artistico.
La stravaganza della sincerità, che si concede per tutto il libro, gli fornisce il coraggio di mettere nero su bianco giudizi che altri riterrebbero pericolosi, come quello per la Divina Commedia, definito il libro meno poetico del mondo, o il biasimo nei confronti di Jorge Luis Borges, cattedratico e presuntuoso, nella sua vana aspirazione al Nobel, mentre di tutt’altro genere è il giudizio verso Sartre, che il Nobel lo vinse e lo rifiutò, assurgendo in questo modo a suo mito personale.
Non nasconde di non aver mai amato quelli che oggi sono autentici miti letterari come Dos Passos, Hemingway, Steinbeck che “sarebbero zero se non fossero americani.”
I suoi giudizi sono sempre estremi, e risentono di un’inclinazione manicheistica coltivata e assecondata per tutta una vita, una tendenza a dissacrare che è da una parte una malattia inguaribile, dall’altra una fonte fervida di felici trovate e di quei tocchi di genio che ne hanno fatto la grandezza.
Nulla nella vita è incontestabile ed assoluto, sembra dirci in ogni riga.
Ci si immerge con piacere in questa vita densa di stimoli e di occasioni sfruttate, accompagnati da un uomo che non è stato solo un maestro del cinema ma anche una personalità dotata di spassosa ironia e di grande umanità.
Che ai margini della sua esistenza ci consegna l’immagine di un’ultima burla: l’ateo impenitente che fa convocare gli amici surrealisti, e con loro un prete, per l’estrema unzione.

Stefano Crupi

07/02/2009
 
 
 
   LIBRI
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- "L'UMILTÀ DEL MALE" DI FRANCO CASSANO  
- "MODERATISMO E RIVOLUZIONE" DI ANDREA MICOCCI  
- "LA LETTERATURA NAZISTA IN AMERICA" DI ROBERTO BOLANO  
- 'SENZA TACCHI' DI FRANCESCA LANCINI  
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- "L'ECONOMIA GIUSTA" DI EDMONDO BERSELLI  
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- "IN VIAGGIO CON ERODOTO" DI RYSZARD KAPUSCINSKI  
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- UN'ESTATE DI LIBRI: 'ACQUA IN BOCCA' DI CAMILLERI E LUCARELLI  
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- 'RITORNO NEI PRATI DI AVIGLIANO' DI FILOMENA BARATTO  
- ‘BERTOLDO, UN VICHINGO A ROMA’ DI ILENIA MALAGUTI  
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- 'IL RE DEL'ULTIMA SPIAGGIA' DI ALESSANDRO FABBRI  
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- 'IL GRANDE BISOGNO' DI ROSE GEORGE  
- 'QUESTO È IL PAESE CHE NON AMO' DI ANTONIO PASCALE  
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- 'I FRATELLI MINORI' DI ENRICO PALANDRI  
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- "SCIENZA E SENTIMENTO" DI ANTONIO PASCALE  
- 'LA VALLE DEL KAMASUTRA' DI TONINO GUERRA, A MARZO IN LIBRERIA  
- "L'ALTRO" DI RYSZARD KAPUSCINSKI  
- "CARILLON" DI DONATO CUTOLO  
- "A CIASCUNO IL SUO" DI LEONARDO SCIASCIA  
- "EMMAUS" DI ALESSANDRO BARICCO  
- "ENAKAPATA" DI VINCENZO E LUCA MORETTI  
- "ENAKAPATA", DI VINCENZO E LUCA MORETTI  
- "IL RESTO DI NIENTE" DI ENZO STRIANO  
- "DOMANI NELLA BATTAGLIA PENSA A ME" DI JAVIER MARIAS  
- "UN ANGELO IN PUNTA DI PIEDI" DI ELEONORA ABBAGNATO  
- "EFFETTI COLLATERALI" DI WOODY ALLEN  
- "LA CITTÀ DELLA GIOIA" DI DOMINIQUE LAPIERRE  
- "NOVECENTO" DI ALESSANDRO BARICCO  
- "TU, MIO" DI ERRI DE LUCA  
- “VERGOGNA” DI J.M. COETZEE  
- "ECONOMIA DELLA SAGGEZZA" DI FRANCESCO SICILIANO  
- "GUIDA ALLE MESSE" DI CAMILLO LANGONE  
- "SOTTO IL CULO DELLA RANA" DI TIBOR FISCHER  
- “LA SPARTIZIONE” DI PIERO CHIARA  
- “DINO CAMPANA. TENSIONI ESISTENZIALI E CONQUISTE D’ARTE” DI FRANCESCO MENSORIO  
- "TRISTE, SOLITARIO Y FINAL" DI OSVALDO SORIANO  
- IL LUNGO, IL CORTO E IL COMUNISTA GENTILE…  
- “LA CURVA DEL LATTE” DI NICO ORENGO  
- GALASSIA GUTENBERG FIERA DEI SUOI VENT’ANNI  
- “NOVE RACCONTI” DI J. D. SALINGER  
- “FALCONER” DI JOHN CHEEVER  
- “DEI MIEI SOSPIRI ESTREMI” DI LUIS BUNUEL  
- E’ IN LIBRERIA “SCHERZI DEL DESTINO”, OPERA PRIMA DEL GIORNALISTA GIUSEPPE MALLOZZI.  
- “THE METAPHYSICS OF CAPITALISM”, MARX ALLA RISCOSSA  
- “SPIDER” DI PATRICK MCGRATH  
- “TOKYO DECADENCE” DI RYU MURAKAMI  
- “LA TRILOGIA DI NEW YORK” DI PAUL AUSTER  
- “L’OCCHIO” DI VLADIMIR NABOKOV  
- “UNA COSA DIVERTENTE CHE NON FARÒ MAI PIÙ!” DI DAVID FOSTER WALLACE  
- LA VITA AGRA DI LUCIANO BIANCIARDI  
- “IL RESTO DI NIENTE” DI ENZO STRIANO  
- “IL CINEMA SECONDO HITCHCOCK” DI FRANCOIS TRUFFAUT  
- “LA POSSIBILITÀ DI UN’ISOLA” DI MICHEL HOUELLEBECQ  
- “SABATO” DI IAN MCEWAN  
 


 
 
 
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