venerdì 18 maggio 2012Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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Sfruttamente all'ordine del giorno
Quando un disoccupato cede allo sfruttamento al pari di un cladestino ed un immigrato significa che qualcosa nel paese è saltato che la classe dirigente ha fallito.

Per motivi familiari ho dovuto abbandonare gli studi all'età di 15 anni. Ho sempre lavorato per necessità: ho fatto il cameriere, il commesso, il magazziniere alimentare, sono stato operaio in svariate ditte di pulizie, operatore in un call center, ed infine con il miraggio di un posto fisso ho provato la carriera nell'esercito. Tutte le mie esperienze sono state a nero ovviamente o con contratti Co.co.co. Ho lavorato tramite delle agenzie interinali con contratti di durata settimanale, mensile ed, a volte, giornaliera. Ho 22 anni e non ho mai smesso di lavorare fino al mio congedo 4 mesi fa. Ora mi ritrovo peggio di prima, e cercare lavoro è sempre più difficile. Anche a nero ormai viene preferito lo straniero, perché lo straniero non si lamenta se gli fanno fare 12 di lavoro continuativo con mezz'ora di pausa pranzo. Non si lamentano, lavorano la domenica, e li paghi anche 3 euro l'ora per stare 8 ore dentro ad una cella frigorifera. Senza titolo di studio io non sono nessuno, sono solo carne da macello per il mercato del lavoro. Non ho speranza alcuna, sono un "bamboccione" per necessità, non per scelta. Non vado nemmeno più a votare perché ho perso fiducia nella classe politica e nelle istituzioni. Non vedo come possano aiutarmi persone come i parlamentari che fanno un lavoro d'ufficio per non più di 4 giorni settimanali e per 3 ore al giorno e che guadagnano in un mese quanto io guadagnerei in 2 anni. A loro la vita ha detto bene, loro non hanno problemi e di certo non pensano a me. Ciro

scriveteci a lastoriasiamonoi@tuttiinpiazza.it

17/07/2010
 
 
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