Mi chiamo Marica, ho ventisei anni. Lavoro da quando ne avevo diciassette come "apparecchiatrice" nei calzaturifici: metto le scarpe nelle loro scatole, le controllo, gli metto i bollini. Di fabbriche ne ho cambiate tre in questi nove anni. La prima era in un sottoscala e d'estate si moriva dal caldo. Il proprietario lavorava per i calzaturifici più grandi che gli passavano qualche ordine. Quando il lavoro non c'era restavamo tutti a casa anche per settimane intere. Poi sono passata in una fabbrica più grande, e lì il lavoro non mancava, anzi spesso dovevamo lavorare anche delle ore in più al giorno. Ma tre o quattro anni fa il lavoro è iniziato ad essere sempre meno ed il proprietario adesso ha chiuso. Nella zona di Grumo Nevano c'erano tante fabbriche di scarpe e confezioni di vestiti che adesso non ci sono più. La crisi ha colpito prima le piccole fabbriche poi ha rovinato anche quelle grandi. Per più di un anno sono stata a casa e ho provato a fare la cameriera in qualche locale, ma lavoravo due giorni a settimana al massimo. Ora fortunatamente mi hanno preso in un'altra fabbrica e sono ritornata al mio vecchio lavoro. Lavoro al posto della nipote del proprietario che si è sposata e aspetta un bambino, quindi dovrò andarmene quando ritornerà. Prendo anche meno di quando prendevo nell'altra fabbrica e della ragazza che lavora con me, ma non ho detto nulla. Logicamente nessuno mi ha mai pagato i contributi e sono sempre la prima ad essere fatta fuori se il lavoro manca.
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