venerdì 18 maggio 2012Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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Le grandi fabbriche fuggono all'estero
Una volta chi lavorava nella grandi fabbriche si sentiva più tutelato e al riparo dalla crisi. Oggi sono questi i lavoratori che rischiano di più, perchè i grandi gruppi delocalizzano all'estero o sottopagano i loro dipendenti.

L'azienda per cui lavoravo è una multinazionale leader nel suo settore, ma come tante altre ha deciso di portare il lavoro nei cosidetti "paesi emergenti" mandando a casa i dipendenti dei paesi cosidetti "industrializzati" come l'Italia. La maggior parte di queste aziende non sono in crisi, ma usano questa scusa per sottopagare i dipendenti e chiedere sacrifici. La politica gli permette di fare tutto questo. Io credo che una stretta economica come questa non porti nulla di buono a nessuno e se si lascia che le cose continuino così si perderanno tutte le lotte per i diritti fatte dai nostri nonni. La perdita di fiducia nel futuro porta anche alla perdita dei valori e purtroppo la "fame" spesso sfocia in violenza e delinquenza. E' accaduto in Argentina ed in Grecia e potrebbe succedere ovunque. Nel nostro piccolo dovremmo essere più compatti, privileggiare i nostri prodotti italiani, rivalutare le piccole aziende locali che a differenza delle grandi multinazionali reinvestono sul nostro territorio. La politica dovrebbe chiedere al mondo aziendale dei sacrifici, dovrebbe richiedere che a parità di fetta di mercato ci sia un vero e proprio investimento nel paese e non continue dismissioni di personale. Stiamo usando i nostri risparmi per affrontare la crisi, ma se si continua cosi anche questi finiranno e allora che succederà?Chi spenderà, i cinesi pagati un euro al giorno?

Scriveterci a lastoriasiamonoi@tuttiinpiazza.it

07/06/2010
 
 
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