venerdì 18 maggio 2012Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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Il girone dantesco dei pubblicisti
I giornali e la stampa si reggono in piedi grazie al lavoro invisibile di un esercito di collaboratori, pubblicisti e giornalisti che sgobbano per compensi ridicoli e la speranza un giorno di essere assunti.

Ho 38 anni, giornalista pubblicista, laureata in Scienze Politiche. Dal '97 al 2005 ho fatto la gavetta come collaboratrice esterna o co.co.co. per compensi ridicoli presso piccole testate (correzione bozze, ricerche, archivio, rassegne stampa, recensioni, interviste). Sempre "al galoppo" per agganciare ogni opportunità mi si presentasse con il sogno di entrare stabilmente in redazione. Collaborazioni strappate con le unghie, pezzi arpionati o subappaltati grazie al "network" attentamente creato.. tutto inutile. Dal 2006, rarefazione dei contatti, silenzio, più nulla. Ho ripiegato verso lavoretti saltuari, molto lontani da aspirazioni e dalle competenze acquisite in anni di fatica. Ma oggi mi ritrovo a dover occultare i titoli di studio per lavorare, che razza di paese è questo? Che futuro può avere un paese che non fa dello studio e del merito il principale motore di ascesa e cambiamento sociale? Una generazione bruciata, questo siamo. Ma il sospetto è che non si vogliono trovare soluzioni al problema della disoccupazione e del precariato. La mia non è una storia singola, ma la storia di una generazione intera che è stata umiliata, beffeggiata e in ultimo cancellata.. e avanti il prossimo! Siamo precari in tutto, non solo nel lavoro. Costretti a rinunciare a tutto, fino al proprio orgoglio. Costantemente chiamati ad assolvere doveri, ma senza mai poter rivendicare i diritti. Una generazione altamente istruita (laurea, master, dottorato, corsi di specializzazione) piegata a svolgere i lavori più umili e mal pagati, illusi che fosse solo un momentaccio e che mai questa situazione si sarebbe potuta cronicizzare. Una generazione che stenta a vivere con 500 o, se va bene, 800 euro al mese. Una generazione offesa che forse non riesce ad urlare abbastanza. Non mi sarei mai aspettata una situazione del genere quando studiavo, altrimenti avrei fatto altro. Lo studio mi ha veramente dato poco e se avrò un figlio un domani, gli dirò cerca di realizzarti, ma non pensare che lo studio ti dia delle certezze perchè quelle non le avrai. Se penso che venti anni fa bastava avere un diploma tecnico e sapere un sare un pò il computer per trovare un posto fisso...oggi un miraggio! I tempi sono cambiati e noi non siamo stati al passo con loro.. avremmo fatto meglio ad imparare a fare le ruffiane e le lecchine con i potenti, ci saremmo garantite una carriera! Veronica

scriveteci a lastoriasiamonoi@tuttiinpiazza.it

28/06/2010
 
 
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