Quanti siamo a lavorare all'estero? Si parla spesso della fuga dei cervelli, ma qualcuno li ha mai contati? Io ho lasciato l'Italia nel 2001 per studiare prima in Francia e poi in Belgio. Una volta finiti i miei studi e con qualche stages nel sacco ho iniziato a cercare lavoro nel settore no-profit. Ho postulato un po' ovunque, anche in Italia per organizzazioni italiane. La crisi c'è ovunque in Europa eppure all'estero ho avuto risposte, ho passato colloqui e ho anche trovato lavoro. In Italia invece il silenzio é stato assoluto. Sono laureata con 2 masters, sono perfettamente, ma oltre al francese parlo molto bene anche l'inglese e lo spagnolo. Insomma ho tutte le carte in regola, compresa l'esperienza maturata all'estero, ma il nostro paese sembra indifferente a questa emorragia di laureati. Non abbiamo raccomandazioni e neanche le vogliamo, ci siamo rimboccati le maniche appena maggiorenni, ci siamo fatti da soli e continueremo a farlo. Ora quando sento parlare del mio paese all'estero un pò mi vergogno: scandali continui, la solita politica corrotta e incompetente, i soliti italiani insomma. Ma se l'Italia non si sveglia e non ci vuole va bene lo stesso: ho amici medici che fanno la specializzazione a Bruxelles perché non sono figli di primari, ho amici ricercatori scientifici che vivono in Svizzera perché li sono considerati lavoratori a tutti gli effetti, ho amici economisti che lavorano in banche lussemburghesi... tutti con un paese fallito alle spalle e un futuro davanti. Non progetto di tornare in Italia, non ho voglia di pagare tasse per un paese in cui non credo più, non ho voglia di viviere in un paese dove il merito non vale nulla e dove la politica è sempre la stessa da cinquant'anni. Amanda scriveteci a lastoriasiamonoi@tuttiinpiazza.it
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