La depressione è un’alterazione del tono dell’umore verso forme di tristezza profonda, con riduzione dell’autostima e bisogno di autopunizione. La depressione coinvolge molteplici livelli, nella fattispecie psicologico (l’immagine che la persona ha di se stessa e degli altri), biologico (vale a dire i livelli ormonali, l’equilibrio dei neurotrasmettitori e la salute fisica generale) e sociale (il ruolo che la persona ha all’interno della famiglia, della società, eccetera). Essa può inoltre essere più o meno grave: da un calo dell’umore passeggero e recuperabile, ad una condizione cronica di abbassamento del tono dell’umore, fino alla condizione psicotica, nella quale manca la consapevolezza stessa del disturbo. Si è soliti differenziare in tre grandi gruppi clinici le forme di depressione: - somatogene, in cui si può postulare un rapporto di causa diretta con una malattia organica o una disfunzione somatica. In quest’ambito si distinguono le depressioni organiche (dovute ad arteriosclerosi, tumori celebrali, paralisi progressive, e così via) e le depressioni sintomatiche (che si riferiscono ai quadri depressivi postinfettivi, postoperatori, tossici, e via discorrendo); - endogene, che rappresentano le forme classiche di depressione conosciute e descritte fin dall’antichità sotto la denominazione di melanconia; in quest’ambito si distinguono le forme depressive periodiche a decorso monopolare, caratterizzate solo da fasi depressive, e depressioni cicliche con decorso bipolare, che alternano alla fase depressiva quella maniacale. La depressione endogena è caratterizzata dall’assenza di una spiegazione (o di un evento scatenante) riconoscibile, dall’esperienza del distacco e dell’estraneità, dalla dilatazione del tempo presente, dalle alterazioni del sonno (ipersonnia diurna oppure insonnia notturna), dalla perdita di appetito e del desiderio sessuale. La depressione endogena, ancora, può essere psicotica (quando non vi è consapevolezza del proprio stare male e sono compresenti deliri di colpa, di rovina o ipocondriaci) o non psicotica; - psicogene, la cui spiegazione profonda è strettamente connessa a motivi psicologici riconoscibili e dimostrabili. Il caso più evidente è la depressione reattiva a un’esperienza vissuta come perdita. Tale è il lutto, la delusione amorosa, l’insuccesso nell’affermazione sociale, la frustrazione delle proprie aspettative, e così via. In questa tipologia di depressione i sintomi compaiono in seguito ad un evento doloroso, il soggetto interessato presenta difficoltà nel relazionarsi con gli altri e nel comprendere i sentimenti altrui (dovute magari a frustrazioni lungo il corso della sua vita), l’insorgere dei sintomi è pressoché graduale, è possibile riscontrare la consapevolezza dei sintomi (ansia, astenia, disturbi della sfera sessuale, tendenza a manipolare gli altri ed ostilità sono quelli maggiormente emergenti in un’eventuale quadro clinico) e dei tentativi di individuazione delle cause plausibili. I fattori d’insorgenza possono essere molto variegati, ossia fisici, chimici e climatici, oppure relativi alle esperienze di vita, all’educazione ricevuta, all’ereditarietà e ai ritmi biologici. Anche i sintomi possono essere molteplici, dall’umore depresso per la maggior parte del giorno alla marcata diminuzione d’interesse o di piacere per tutte, o quasi, le attività svolte solitamente, dalla significativa perdita di peso o dell’appetito all’insonnia, all’agitazione o al rallentamento psicomotorio, per finire all’affaticabilità (o alla mancanza, di energia durante il corso della giornata), ai sentimenti di auto svalutazione (o di colpa eccessivi o inappropriati), alla ridotta capacità di concentrazione ed ai pensieri ricorrenti di morte, come nell’ipotesi dell’ideazione dei suicidi. La cura migliore consiste nel ricorso in contemporanea alla psicoterapia e agli psicofarmaci, mentre nei casi in cui la depressione appaia meno grave, o chiaramente connessa a cause psicologiche, può essere sufficiente una consulenza psicologica o un percorso psicoterapeutico. Chiara Cimmino
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