Caserta - La provincia di Caserta è anche detta Terra di Lavoro e, prima ancora, era parte importante e integrante della Campania Felix. A oggi queste etichette sembrano delle prese in giro vista l’incidenza della disoccupazione, che è visibile a occhio nudo, ancorchè supportata da precise e puntigliose indagini. Indagini demoscopiche ed economiche che, unitamente ad una certa propaganda, che vuole la provincia di Caserta come un’ucronica città del Far West, con Casal di Principe a fare il verso a El Paso, mortificano oltremodo una terra peraltro bella, ricca di storia, cultura e vita. Una terra scelta, come ristoro e buen retiro dai reali e potenti di ogni tempo, vive oggi un brutto momento sul fronte economico e delle offerte di lavoro. Come uscirne? Se provate a rivolgere la domanda “come uscire da situazioni difficili?” a strateghi militari o esperti di gestione, gli stessi vi risponderanno che in primis bisognerebbe far leva sui punti di forza. E quali sono i punti di forza in una terra che non ha risorse? A Caserta non c’è petrolio e neanche gas. Ma le risorse sono anche naturali ed immateriali. Risorse naturali, come gli scorci incantevoli o come la Reggia di Caserta, una costruzione con pochi eguali nel mondo; risorse immateriali, come i siti indicati dall’Unesco quali Patrimonio dell’umanità o il saper fare, che trova sfogo nella bontà e nella tipicità della gastronomia. Pertanto il turismo e la cultura dovrebbero rappresentare per Caserta e dintorni ciò che il petrolio e il gas rappresentano per gli stati arabi ed ex sovietici. Il turismo e la cultura come la killer application (se mi passate il termine geek, ndr) trainante per il rilancio di tutta l’economia e come volano per nuove offerte di lavoro, in una zona che ne ha un bisogno impellente. Se ciò non avviene (e, purtroppo, non avviene) è unicamente per l’immobilismo, non solo della classe politica di ogni foggia e colore, ma, altresì, delle associazioni di categoria e di un tessuto imprenditoriale miope, reclinato sulle proprie posizioni e restio ai cambiamenti, che pure i tempi e le mutate velocità nei commerci richiederebbero. E pensare che basterebbe spingere un po’ di più l’acceleratore su questi tasti per far decollare anche altri comparti produttivi, come i trasporti, l’ingegneria sostenibile e altri servizi. Tramontata la mai nata vocazione industriale, occorrerebbe puntare, al fine di generare delle buone offerte di lavoro a Caserta, sulle risorse naturali, artistiche e culturali che Terra di Lavoro sa offrire. Non è un caso se la Reggia Borbonica è lì, dinanzi alla stazione, quasi a dire: “Io ci sono, sono il vostro totem economico, perché non vi rivolgete a me?”. Massimo Bencinvenga
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