 (continua da qui) Lui elegantissimo, disinvolto, ironico e con un sorriso a trentadue denti presentava il film fuori concorso “The men who stare at goats“ con Jeff Bridge, Ewan McGregor e Kevin Spacey, un mix di umorismo e satira sulle teorie della guerra di un colonnello britannico new age. Ma anche stavolta il cinema è passato in secondo piano rispetto alla morbosa curiosità di vederlo mano nella mano con l’ex velina; e vedendo il suo sguardo trasognato ci pare difficile credere alle maliziose allusioni di giornalisti e colleghi (tra cui Brad Pitt) sulla presunta omosessualità di Gorge.
Arriva anche Noemi
E se qualcuno si domandasse "Ma che c'entra un ex velina sulla passerella del tappeto rosso?" ecco sbarcare al Lido la 18enne più chiacchierata d'Italia, quella che chiama "Papi!" il nostro Presidente del Consiglio e che per questo si è meritata di sfilare accanto ad attori e registi sulla passerella del Festival del Cinema senza aver fatto assolutamente nulla. Fin ora. Si perchè c'è chi è deciso a cavalcare la cresta dell'onda della popolarità e a dare alla piccola Noemi Letizia la possibilità di realizzare il suo sogno nel cassetto "Da grande voglio fare l'attrice" ha infatti dichiarato ai giornalisti. Detto fatto: l'amico di mammà, il regista Massimo Emilio Gobbi, attore di “Gomorra” e regista di "Kamorrah Days" le aveva promesso un ruolo in questo film, poi bloccato per presunte infiltrazioni camorristiche, a fianco di monsignor Milingo. Ma al prossimo Noemi non mancherà e lei ne è felicissima "La gente sta cominciando ad apprezzarmi” dice. Peccato che molti dei “fan”, al momento del suo arrivo, le abbiano urlato in coro “Vai a lavorare”. Donne in verde sul tappeto rosso Ma donne diverse al Lido ce ne sono. Eccome. L'eclettica e ribelle regista iraniana Shrin Neshat ha parlato di libertà e democrazia presentando il suo ultimo film "Women without men", liberamente tratto dal libro della scrittrice Shahrnush Parsipur, che la accompagnava in passerella insieme a tutte le interpreti del film: coraggiose donne tutte con indosso qualcosa di verde, colore simbolo del movimento di liberazione iraniano. Il film racconta la storia degli scontri avvenuti in Iraq nel '53 “E’ una coincidenza - spiegano - che gli scontri di quell’anno somiglino così tanto alle proteste di oggi, la lotta iraniana continua nel tempo, il Paese si rivolge al mondo per dire che la nostra è una storia difficile, a tratti oscura, ma che non abbiamo nessuna intenzione di smettere di combattere”. E di donne coraggiose parla anche il secondo film italiano presentato in concorso a Venezia: "Lo spazio bianco" di Francesca Comencini, il cui titolo fa riferimento al momento di limbo in cui nuotano bimbi nati prematuramente. Margherita Buy, apprezzatissima nel suo ruolo di donna matura dolente e nervosa, è la madre che osserva sua figlia attraverso il vetro dell'incubatrice aspettando che nasca o che muoia. Intensa, forte e spietata come la città in cui è ambientata, Napoli, la pellicola ha fatto parlare di se a Venezia. Il che, per un film italiano e per di più di una regista semisconosciuta, è già tanto. Altro film nostrano, protagonista una straniera "adottata" da registi italiani, è "La doppia ora" di Giuseppe Capotondi, che ha diviso nettamente la critica: per alcuni è un capolavoro, per altri un film già visto. La russa Ksenia Rappoport, protagonista de "La Sconosciuta" di Tornatore, interpreta di nuovo una cameriera triste e misteriosa che si innamora di un uomo (Filippo Timi, il Mussolini di "Vincere") che forse è un fantasma. Non vi sveliamo altro, ma sappiate che la stampa straniera - di solito "fredda" di fronte a film italiani - lo ha trovato interessante e qualcuno ha detto che è talmente bello "da non sembrare italiano"(?). Più leggeri gli altri due film tutti femminili in concorso: il primo è Lola ("Nonna") del filipppino Brillante Mendoza, che racconta le vicende di due vecchiette di Manila, nonne di un assassino e della sua vittima, impegnate l'una a preparare il funerale, l'altra ad assistere il nipote al processo: dai loro poetici dialoghi emerge tutta la fragilità e la forza, tutta la delicatezza, tutto il timore e lo smarrimento di essere lente e anziane e sole in una città caotica. "Se Dio esiste, è ingiusto" Tra le donne che fanno parlare di se al Lido c'è anche la regista Jessica Hausner, tra le favorite all’ ambita statuetta con il suo “Lourdes”. Una storia difficile, su un percorso narrativo poco solcato da registi e sceneggiatori, che riesce anche a strappare un sorriso: quella di una donna costretta sulla sedia a rotelle che viene miracolata grazie a un pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Lourdes. “Nel mio film accade qualcosa di miracoloso, che in seguito diventa abbastanza banale. Allora ci si rende conto che questo ‘miracolo’ non racchiude necessariamente una morale o un senso, che forse è soltanto un caso”, ha detto la regista, che si è interrogata su chi merita e chi no di ricevere un miracolo, su quando si possa effettivamente parlare di un vento sovrannaturale. Il film, girato durante le commemorazioni dei 150 anni dell’apparizione della Madonna alla piccola Bernadette e che probabilmente uscirà nelle sale l’8 dicembre (giorno dell’ Immacolata Concezione) “..ha rappresentato per me un cammino di ricerca, alla fine del quale ho scoperto che se un Dio esiste, è ingiusto”, ha dichiarato la regista. Infine vi segnaliamo una curiosità, di cui poco si è parlato alla Mostra e di cui, dunque, c’è tanto da scoprire. E’ “Napoli, Napoli, Napoli” di Abel Ferrara, fuori concorso: un docufilm sulla città, sulla scia delle interviste per strada del Pasolini di “Comizi d’amore”. Le donne intervistate – tra le quali spunta la poco fotogenica Rosa Russo Iervolino, sindaco della città - sono detenute del carcere femminile di Pozzuoli mentre gli uomini sono ricoverati dell’ospedale psichiatrico di Aversa. Valentina Sanseverino |