 Che questa 66esima edizione del Festival di Venezia sarebbe stata particolare lo si è capito da subito. Da quando il discusso e carismatico Presidente venezuelano Chavez ha annunciato il suo arrivo in compagnia di Oliver Stone, che al lido presentava il suo "South of the border", documentario di un viaggio nel cuore della politica latino-americana tra i personaggi emeblematici e affascinanti che stanno scrivendo la storia del 21esimo secolo: il boliviano Evo Morales, il brasiliano Lula da Silva, l'argentina Cristina Kirchner, il paraguayano Fernando Lugo, l'ecuadoregno Rafael Correa e il cubano Raul Castro fino allo stesso Chavez. Un nuova avventura cinematografica, quella di Stone che, dopo "Comandante" dedicato a Fidel castro e "W" - docu-film sull'ex Presidente Americano George W. Bush - è deciso a proseguire sulla stessa linea e ha già annunciato l'uscita del sequel di Wall Street (che valse l'Oscar a Michael Douglas nel '87) che racconterà il crollo della borsa americana lo scorso inverno. Il pubblico ha accolto con un ovazione riservata solo alle più grandi star lo sbarco al Lido del leader della rivoluzione bolivariana che prima ha dichiarato il suo amore di gioventù per Gina Lollobrigida, poi ha chiarito alcuni punti della sua politica internazionale: stima e fiducia per Obama, condanna del leader iraniano Ahmadinejad e massimo sostegno al popolo palestinese. E restando in tema di politica non poteva mancare Michael Moore, a Venezia con "Capitalism: a love story", un film comico e amaro allo stesso tempo che analizza con l'occhio di un comune cittadino l'effetto dell'enorme potere delle grandi aziende sulla vita della gente. Nel film anche un documento inedito che le grandi compagnie avrebbero siglato tra loro per creare un sistema che permetterà solo all'1% della popolazione mondiale di rimanere ricco. E all'Italia l'"agitator-film maker" dice "Attenti alla vostra libertà". Un chiaro riferimento al dominio mediatico del nostro Presidente del Consiglio, alle cui vicende è ispirato il documentario "Videocracy" di Erik Gandini: prodotto in Svizzera e totalmente ignorato da stampe e tv italiane, ha riscosso un buon successo di critica. Un Festival tinto di rosso, dunque, i cui toni si sono fatti più accesi quando a calcare la passarella è stato Michele Placido. L'attore e regista italiano è in concorso al festival con il film autobiografico sul '68 "Il grande sogno". A metà tra "La Meglio Gioventù" e "The Dreamers", "Il grande sogno" è un film complesso e coinvolgente ma il cinema, come spesso accade, è passato in secondo piano davanti alle polemiche; e alla domanda "Ma se lei è di sinistra perché si fa produrre i film da Medusa?" Placido sbotta, si innervosisce, alza la voce e alla fine esplode: "Berlusconi non so chi è e neanche lo voto, voto da tutt'altra parte. Ma voi mi dovete dire con chi devo fare i miei film: li ho fatti con la Rai e mi avete contestato, ora con Medusa e protestate". Poi fa il rivoluzionario, rimpiange gli ideali perduti, i ragazzi di un tempo che ora sono piccoli borghesi insoddisfatti, il cinema di Gian Maria Volontè e spera ancora nelle rivolte operaie. E sul cinema incalza: "...E' nelle mani di Rai e Medusa. E vedo troppa commedia in giro. C'è bisogno invece di spingere sui giovani perché ci raccontino la contemporaneità. Ma ora una domanda ve la faccio a voi - conclude rivolto ai giornalisti - vista la situazione ma con chi dovrei fare i miei film?" I grandi del cinema internazionale La tristezza è che forse il più grande nome che si legge tra gli ospiti del lido è quello di un fantasma: avrebbe compiuto a breve cento anni Akira Kurosawa, il cineasta giapponese che proprio a Venezia, nel '82, vinse il Leone d'oro alla carriera. Per celebrare l'uomo che ha portato il cinema orientale in Europa Peter Cowie, critico cinematografico e storico del cinema, autore e fondatore di "The International Film Guide" ha organizzato un panel internazionale a cui hanno partecipato i più noti cultori mondiali dell'opera di Kurosawa, quali Teruyo Nogami, scrittrice e per tanti anni suo braccio destro, e Donald Richie, scrittore, regista e critico autore dello studio "definitivo" su Kurosawa e testimone di primissimo piano di mezzo secolo della sua attività. Si è discusso della sua visione politica e sociale, del suo impatto sulla cultura occidentale, delle sue fonti di ispirazione e dei vari remake delle sue pellicole, della sua passione per la pittura e la musica, delle difficoltà incontrate nel suo paese per finanziare i suoi film, del suo amore per la storia e delle sue relazioni con la cultura orientale e occidentale. Un occasione per scoprire (o per molti di noi riscoprire e approfondire) l'affascinante mondo del cinema giapponese. A guardare bene però un altro grande nome spunta fuori: è quello di George Romero che, a oltre 40 di distanza dallo spuntare de "L'alba dei morti viventi", porta i suoi zombi in passerella in "Survivor of the death" e si diverte ancora a giocare con loro come negli anni 60. "Mi piacciono, mi divertono e sono felice che anche loro siano arrivati in concorso qui a Venezia, promossi dopo anni di sezioni collaterali. L'evoluzione degli zombie è l'evoluzione degli umani. Mano a mano che gli esseri viventi si disumanizzano, loro acquistano maggiore spessore perché sono innocenti". L'eros fa girare la testa al Lido La Mostra del Cinema di Venezia lo aveva bandito quattro decenni fa per "Nerosubianco": oggi ritorna alla grande con una retrospettiva dedicata solo a lui, che presenterà anche il suo ultimo lavoro "Hotel Courbet" - Un un piccolo film (18 minuti) che io chiamo un mini melò, tutto affidato al linguaggio del corpo. Stiamo parlando del controverso, spontaneo, contraddittorio maestro dell'eros Tinto Brass che, sigaro in bocca e sguardo marpione, torna a testa alta dalla porta principale dopo essere stato sbattuto fuori da quella di servizio: "Sono passati quarantadue anni, la metà di quanti ce ne vollero perché la Biennale di Venezia facesse ammenda nei confronti di Gustave Klimt" ha dichiarato a proposito. E a sprigionare eros lungo tutto il red carpet ci ha pensato anche la coppia più paparazzata della kermess: sì, stiamo parlando di George e la Canalis. (continua...) Valentina Sanseverino |