E' un classico: comunque si concluda la cerimonia di assegnazione delle ambite statuette scoppia la polemica. E, inevitabilmente, si scatenano gli interrogativi sul perché il cinema italiano sia, spesso ingiustamente, sottovalutato. Il grande sconfitto è forse proprio colui che anni fa boicottò la manifestazione perché ignorato e disprezzato per film che si sono rivelati poi capolavori di pubblico e critica: Giuseppe Tornatore. Il suo "Baaria", chiamato a presentare questa 66esima edizione del festival, tra i film più costosi della storia e su cui già sono stati versati fiumi d'inchiostro, torna a casa a mani vuote, nonostante il parere contrario del direttore della mostra Marco Muller: "Dopo la proiezione di 'Baaria', il presidente della giuria Ang Lee mi aveva detto di aver amato molto il film di Peppuccio Tornatore. Come lo avevamo amato noi, tanto da metterlo come film d'apertura della Mostra. Perché non è stato premiato andrebbe chiesto agli sei giurati. Lee ha lavorato in maniera molto democratica, ascoltando tutte le istanze degli altri giurati". Intanto però il film viaggia già in direzione del Festival Internazionale del cinema di Toronto e attende l'avvio delle proiezioni nelle sale italiane, dove il pubblico lo attende impaziente. Pare che la casa di produzione Medusa sia rimasta amaramente delusa dal flop del suo cavallo di battaglia, anche se a due delle attrici allattate al suo seno sono andati gli unici premi italiani: tutto secondo pronostici per la russa Ksenia Rappoport, che si porta a casa la Coppa Volpi come miglior attrice per "La doppia ora" di Giuseppe Capotondi. La russa più amata dai registi italiani - oltre a "La sconosciuta" di Tornatore ha recitato in un episodio di "Italians" di Verdone e in "L'uomo che ama" di Maria Sole Tognazzi e ha fatto da madrina all'edizione 2008 della Mostra del Cinema - pone come unica condizione quella di non spogliarsi mai. E di scene di sesso neanche a parlarne: tanto che Tornatore ha usato, per le riprese più "hard", una controfigura e Capotondi ha creato per lei un personaggio casto, che al massimo si mostra in costume da bagno. Un personaggio, quello della Sonia, che ha conquistato i giurati, che secondo lei non ha nulla a che vedere con "La sconosciuta" e che "...è ricco di sorprese. Di Sonia ti chiedi: è come si vede nel sogno o è come vorrebbe essere? Alla fine ho smesso di domandarmi chi stavo interpretando". Una scelta, quella del premio alla Rappoport, non condivisa da tutti: i pronostici erano per la Buy di "Lo spazio bianco", ma la giuria ha deciso diversamente. Stesso premio, per la categoria maschile, va a Colin Firth: l'elegantissimo professore omosessuale di mezza età di "A single man", esordio alla regia dello stilista Tom Ford, non poteva non piacere alla giuria di Ang Lee (che diresse i cowboys gay de "I segreti di Brokeback Mountain"). Nel ritirare il premio l'attore ha confessato il suo amore per l'Italia: "Questo paese mi ha inondato di regali negli anni. Mi ha dato, oltre alla cultura, la letteratura, il grande cinema, l'arte, la cucina, i vini e la grappa anche una moglie bellissima e due bambini meravigliosi (...). Tom è uno dei registi migliori con cui ho lavorato, un vero artista. Non vedo l'ora di vedere la tua prossima opera. Dedico questo premio a lui e alla mia bellissima moglie che mi ispira, mi ama e mi sopporta da 15 anni, tollerando questi strani ruoli, questi mariti diversi con cui vive".
Emergente a chi? Controversa invece l'assegnazione del Premio Mastroianni per Attori Emergenti, andato a Jasmine Trinca per "Il grande sogno" di Michele Placido. La giovane attrice, nel ritirare il premio, ha colto l'occasione per difendere il regista Michele Placido, a cui il Ministro Brunetta aveva lanciato una frecciatina amara. In merito alla partecipazione degli italiani al festival Brunetta aveva commentato "C'è un pezzo d'Italia molto rappresentata, molto "placida" e quest'Italia è leggermente schifosa". Placido lo ha querelato per calunnia e la Trinca ha calcato la mano: "Normalmente non commenterei le dichiarazioni di persone di cui non ho stima, ma siccome queste hanno un'importanza per la vita culturale di questo Paese, esprimo la mia solidarietà non solo a Michele, ma anche a tutti quelli che rappresentano un valore artistico. (...) La mia solidarietà va a chi ha fatto questo film, a un artista che ha esercitato la sua libertà d'espressione. Provo sdegno e tristezza e vorrei che si levassero le voci di protesta di tanti altri artisti". E a chi le ha domandato se non le sembri assurdo che le venga assegnato il premio come artista emergente quando ha alle spalle già 10 film (da "La meglio gioventù" a "La stanza del figlio", da "Romanzo criminale" a "Il caimano") risponde "C'è qualcosa di male? Considero di avere davanti a me ancora un lungo cammino. La Giuria forse non conosce quello che ho fatto prima e comunque ha trovato in me ancora freschezza. Vuol dire che non mi sono rovinata strada facendo".
I Leoni dell'impegno Tutto secondo i pronostici, invece, per l'assegnazione del Leone d'Oro: da giorni si vociferava che sarebbe toccato a "Lebanon" del regista israeliano Samuel Maoz e così è stato. "Dedico il premio" ha dichiarato il regista "a quelle migliaia di persone in tutto il mondo che sono tornate dalla guerra come me, apparentemente sani e salvi, persone che camminano, si sposano, fanno figli, ma dentro di loro il ricordo rimarrà infisso nelle loro anime. Migliaia di persone che hanno imparato a vivere e a sorridere con il dolore. La morte alimenta la guerra. Quando smetteremo di uccidere smetteremo di fare le guerre. Mi sembra ingenuo ma mi piace credere che il film che ho fatto possa aprire le menti delle persone". Il film, che racconta l'invasione israeliana del Libano nel 1982, segna un interesse, tutto nuovo per il cinema, verso la questione politica internazionale e ce lo conferma anche quel Leone d'Argento assegnato all'esordio dietro la macchina da presa dell'iraniana Shirin Neshat con "Women without men": accogliendo il premio con gli occhi lucidi e la mano alzata con le dita aperte a fare il segno della pace, la regista ha dichiarato: "Prego il governo dell'Iran di dare al popolo quello che dovrebbe avere e cioè i diritti umani di base, la libertà e la democrazia. Vi prego, fate la pace con il popolo iraniano".
Premi speciali Il premio speciale della giuria va ad una simpatica coproduzione turco-tedesca: stiamo parlando di "Soul kitchen", commedia culinaria diretta da un turco, girata ad Amburgo, con personaggi greci. Il Premio Osella per la sceneggiatura, annunciatissimo, va al seguito di "Happiness" di Todd Solondz "Life during war time": ironico dipinto della società contemporanea americana nevrotica, insensibile e un po' kitsch; quello per la scenografia a Jaco Van Dormael per il surreale "Mr. Nobody". 10 minuti di applausi con standing ovation per questo film francese che racconta le vicende dell'ultimo uomo rimasto sulla terra e delle sue tante, molteplici vite. Il Leone del futuro (premio Luigi De Laurentis per le opere prime) è andato al filippino "Engkwentro" di Pepe Diokno: un film che è uno sguardo spietato sulla realtà delle lotte di quartiere tra bande rivali, ispirato ad una storia realmente accaduta sulla scia di "City of God" di Meirelles. Il giovane regista 22enne ha ricevuto anche un premio in denaro (messo a disposizione dalla "Filmauro") per il suo impegno. E un premio speciale, dedicato solo ai giovani esordienti italiani e fortemente voluto dal direttore Muller, è il "Controcampo Italiano" assegnato a Susanna Nicchiarelli per il suo "Cosmonauta" che, secondo la giuria, ha saputo "(...) ricordare attraverso gli occhi di una adolescente un momento cruciale del Novecento".
Ora, per i film vincitori e per i grandi esclusi, dovremo aspettare il giudizio della più severa delle critiche: il pubblico. Appuntamento al cinema: ne vedremo delle belle! Valentina Severino
|