Se fino a poco tempo fa “La prima cosa bella” era solo il titolo di una canzone del 1970 di Nicola di Bari, ora è anche il titolo scelto da Paolo Virzì per il suo ultimo lavoro cinematografico, nelle sale dal 15 Gennaio. Dopo aver affrontato l’attualissimo tema del precariato in “Tutta la vita davanti”, il regista livornese racconta una storia emozionante, direi pure commovente; una storia amara ma allo stesso tempo ottimista. Protagonisti di questa storia sono una madre, Anna, e i suoi figli, Bruno e Valeria. Anche se verrebbe da dire che i veri protagonisti sono i sentimenti. Siamo a Livorno, nell’estate del 1971. In un contesto che è quello di qualsiasi paese di provincia, movimentato da sagre e feste di piazza, si elegge la mamma più bella. Il titolo se lo aggiudica Anna Michelucci, interpreta da Micaela Ramazzotti che si alterna con Stefania Sandrelli. Da quell’evento il rapporto di coppia, a causa di malintesi e gelosie, s’incrina. L’equilibrio famigliare si rompe. A ricordare i momenti che hanno scandito prima la sua infanzia poi la sua adolescenza è Bruno (Valerio Mastandrea), che da bambino musone è diventato un adulto insoddisfatto. L’occasione che lo getta in questo amarcord è drammatica: è chiamato dalla sorella (Claudia Pandolfi), dopo anni di voluta lontananza, al capezzale della madre, a cui il cancro ha lasciato poco da vivere. Poco, però, solo in senso cronologico, perché questa donna dalla vita cerca di prendere il possibile, fino alla fine. Il passato ritorna a galla, e il presente fornisce a Bruno una nuova chiave di lettura, che gli consente di dipanare incomprensioni. E soprattutto gli permette di comprendere una madre sui generis, da cui aveva preso le distanze per le maldicenze che circolavano sul suo conto. Perché ad Anna non viene perdonato il suo stile di vita estroso, paga il suo non uniformarsi al perbenismo ed alle convenzioni. Fondamentalmente è una donna fragile, ma porta avanti con tenacia le sue battaglie. È una donna ingenua, svampita. Può sembrare una madre incosciente, ma in realtà è una madre innamorata dei suoi figli e della vita. Ed in fondo il film è proprio un invito ad innamorarsi, ad amare gli altri e la vita, nonostante tutto. Se sono una conferma attori come Mastandrea e la Pandolfi, che si cimentano e sono credibili anche nel dialetto toscano, sono una bella sorpresa i bimbi scelti ad interpretare i fratelli da piccoli, calati perfettamente nella parte. Bella anche la colonna sonora, che rispolvera successi degli anni settanta, dalla cover che da il titolo, reinterpretata in una versione più raffinata, soft da Malika Ayane, all’”Eternità”. Angela Lonardo
|