Caserta - Non lasciano scampo gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione italiana. A fronte di sempre meno opportunità per i giovani di entrare nel mondo del lavoro, aumenta in maniera preoccupante il numero dei cassintegrati e dei lavoratori in mobilità. L’attuale tasso di disoccupazione campano parla del 18 % sul totale degli occupabili e del 23 % per quel che riguarda i giovani under 24 e le donne. Senza considerare i 12 mila lavoratori attualmente coinvolti nei percorsi degli ammortizzatori sociali, dei quali 3000 già in proroga. Diverse voci critiche – molte voci sindacali, esponenti politici di opposizione, associazioni di imprenditori – denunciano le scarse ed inefficaci misure messe in campo per affrontare la crisi. Sul fronte aziendale si è intervenuto soprattutto garantendo alle aziende una più facile accessibilità al credito o la possibilità di posticipare i vecchi debiti, sul fronte lavorativo sono state previste forme di sostegno ai redditi dei lavoratori. Arrivati a questo punto diventa però fondamentale procedere ad interventi strutturali sull’apparato produttivo che possano rilanciare l’economia della Regione in modo non solo da far ripartire il sistema industriale ma anche da creare nuove opportunità lavorative, soprattutto per i giovani.
Cresce l’esercito dei “bamboccioni”. Al sud si registra, com’era naturale aspettarsi, il maggior numero di giovani inoccupati tra i 15 ed i 24 anni. Su un totale di 641 mila ragazzi i due terzi - circa 415 mila ragazzi, pari ad una percentuale del 16,2 % sul totale dei giovani - abitano le regioni meridionali. Un valore molto alto se si pensa che nel resto della penisola tale percentuale si aggira intorno al 6,3 %. Se poi si considerano “giovani” anche coloro che hanno superato i 24 anni (ma che non raggiungono i 29) tale percentuale sale ulteriormente al 18,7 %. Il dato esclude chiaramente coloro che durante l’anno hanno cambiato residenza, decidendo di emigrare in zone del Paese o d’Europa con maggiori possibilità occupazionali. Quello dell’emigrazione rappresenta l’aspetto forse più perverso di questa crescente disoccupazione: una sorta di lento spopolamento che priva vaste zone d’Italia delle sue migliori forze intellettuali, creative, culturali.
Stefano Crupi
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