venerdì 18 maggio 2012Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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Officina Teatro: ottima partenza con Sia Santificato Il Mio Nome
Il lavoro di Pagano, interpretato dalla Scalaprice, ha dato il via alla nuova stagione con successo
 
Officina Teatro: ottima partenza con Sia Santificato Il Mio Nome

Caserta - Per due settimane consecutive è andato in scena ad Officina Teatro, Sia santificato il mio nome, lavoro scritto e diretto da Michele Pagano. Cinque le repliche, di cui l'ultima ieri,( domenica 17), che hanno fatto registrare il tutto esaurito nello spazio teatrale di Via degli Antichi Platani.
Un Ave Maria recitato in latino accoglie gli spettatori già mentre prendono il loro posto in platea, così da trascinarli subito con vemenza nel mondo di Rosanera.
Rosanera Santamaria, la protagonista del testo, è una donna napoletana, sguaiata, che abita in una casa che rispecchia le sue ossessioni. Ossessioni che non sono altro che ricordi tradotti nella loro forma più estrema e negativa, quella per l'appunto della maniacalità, e si affollano in lei senza seguire un ordine ben preciso; come è giusto che sia, dal momento che le ossessioni non hanno logica. La sua casa si popola di amici e nemici del suo passato, che rievoca, ma anche di un ospite inatteso del presente. Si tratta di un ragazzino che per recuperare il pallone diventa inconsapevolmente prima spettatore di una storia di tormenti, e poi  il figlio mai messo al mondo. Rosanera, come dice lei stessa, è una donna che "pensa a  lavare, stirare, fare la puttana e a fare comunioni". Celebra cerimonie, ridiventa tredicenne attraverso i giochi che escon fuori dal baule dei ricordi. Vuole essere la protettrice dei bambini e degli uccelli, lei che non è mai stata protetta. Vuole diventare la confidente spirituale di Madre Teresa di Calcutta, amica intima di Padre Pio, proprio lei che medita vendetta e compie l'atto più inaccettabile per la religione, il suicidio. Anche lo spazio in cui si muove ci parla di lei, tra teche con gabbie di uccelli e altari, immagini di santi, carte rosse di caramelle, che da involucri di oggetti si trasformano in mezzi per guardare il mondo in modo diverso.
 Questo delirio blasfemo ha il volto di Caterina Scalaprice. Semplicemente magistrale nella sua interpretazione: intensa, fisica, generosa, è il perfetto veicolo conduttore in questa dimensione in bilico tra follia e magia. Adeguato accanto a lei il piccolo Francesco Cavallo, partner all'altezza nonostante l'età. Uno spettacolo di alto livello emotivo e qualitativo.

Angela Lonardo

18/10/2010
 




 
 
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