 Caserta - Ieri sera, al Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio, si è visto un binomio artistico d'eccellenza: il corpo di ballo del teatro di San Carlo ha ospitato una rosa di ètoiles internazionali. Un evento ideato ad hoc pr questa dodicesima edizione del Leuciana Festival, e che per il suo valore ha registrato, com'era prevedibile, una strepitosa affluenza di pubblico. La platea era gremita, da tutto esaurito. E numerosissimi erano gli spettatori assiepati ai lati, affiancati (dopo un'ora e mezza anche appoggiati) alle pareti, costretti ad assistere in piedi allo spettacolo per mancanza di posti a sedere, nonostante il biglietto avesse dovuto assicurare loro questo diritto. Il galà si è aperto con uno dei più classici balletti di repertorio: il Don Chisciotte. Nel ruolo di Kitri, la prima ballerina del teatro di San Carlo, Giovanna Spalice, in coppia con il primo ballerino dell'Opera di Parigi, Alessio Carbone. A seguire un'inedita versione de Il lago dei cigni, firmata da M. Bourne. Interpreti di un passo a due (tratto dal secondo atto), tutto al maschile e modernissimo, Dominic Walsh e Domenico Luciano. Le contemporanee musiche di L. Einaudi sono state scelte da E. Tucci per una sua creazione presentata in prima assoluta. I primi ballerini del Massimo Napoletano sono stati ancora i protagonisti di diverse suite tratte da Lo spectre de la rose, la Giselle del rivoluzionario M. Ek, e La morte e la fanciulla. Una sensuale ed elegantissima Carmen si è rivelata la popolare prima ballerina albanese Anbeta Toromani, dotata di una presenza scenica eccezionale, impeccabile nel passo a due di A. Amodio, affiancata da Alessandro Macario. La danzatrice più attesa della serata, la palermitana ètoile dell'Opera di Parigi Eleonora Abbagnato, si è esibita con il collega Alessio Carbone in due coreografie. La prima, Who Cares, sulle musiche di G. Gershwin e le coreografie di Balanchine; la seconda è stata l'Arlesienne, di R. Petit, su musiche di Bizet. Eterea, comunicativa, vestita di bianco, sembrava quell'angelo in punta di piedi che da il titolo al suo libro, e non ha deluso le aspettative del pubblico. Due le riflessioni che non si può far a meno di riportare. Innanzitutto,se già gli antichi architetti greci costruivano le loro strutture teatrali sfruttando la pendenza del terreno un motivo ci sarà stato. I fortunati che al teatro dei Serici hanno rimediato un posto a sedere non erano poi così fortunati se occupavano le ultime file. La disposizione sullo stesso livello ben poco consentiva la visibilità, e perciò molti, esasperati, hanno peferito abbandonare la loro seduta, difficilmente guadagnata, e affiancarsi a coloro che ne erano rimasti privi, pur di avvicinarsi al palco. E in secondo luogo l'eccezionale affluenza, segnale più che positivo, è però anche segnale che il pubblico non è richiamato dalla danza ma dai grandi nomi in cartellone. Altrimenti non si spiegherebbe perchè la danza di professionisti semi-sconosciuti ai più sia andata in scena per un anno al Comunale applaudita da platee semi-deserte. Angela Lonardo |