 Caserta - Nel 1900 L. Frank Baum pubblicava Il meraviglioso mago di Oz, e nell'introduzione dichiarava:"la storia aspira a essere una fiaba moderna, dove la meraviglia e la gioia sono state mantenute e le angosce e gli incubi sono stati lasciati fuori". Meraviglia e gioia. Ieri come oggi sono questi i due elementi che caratterizzano il testo, e che connotano anche l'originale trasposizione teatrale di Michele Pagano, in scena ad Officinateatro fino al 9 gennaio. Per le festività natalizie hanno cambiato aspetto le città, le strade, le case. E anche lo spazio scenico di San Leucio, per adattarsi a questa rappresentazione, ha cambiato look. Al centro della sala la zattera che accompagna Dorothy, lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Latta e il Leone Codardo nel loro fantastico viaggio verso il Paese degli Smeraldi. Intorno, a delimitare il perimetro di questo grande quadrato, gli spettatori, alle cui spalle c'è una passerella, altro territorio di transito per gli attori. Ogni spazio di questo mutevole teatro scomponibile è sfruttato, occupato da personaggi stravaganti con le loro incursioni a sorpresa dai posti più improbabili. Streghe, uno spassoso struzzo napoletano, strampalati abitanti di immaginari paesi, un mondo colorato, energico, che lascia il pubblico di adulti e bambini a bocca aperta. Ma l'intento programmatico del regista non è solo quello di catapultare lo spettatore in una dimensione fiabesca di stupore. Il suo viaggio, come quello di Dorothy, ha come meta la riflessione, la crescita. Tramite personaggi insicuri e pasticcioni ci si confronta con la propria autostima. E nel finale un mago ciarlatano e imbranato è portatore di una grande verità:"se indossi occhiali verdi vedi tutto verde, se indossi occhiali colorati vedi tutto colorato; ma non servono occhiali per vedere ciò che ti piace". Quasi mai ce ne accorgiamo, ma tutti in fondo abbiamo le scarpette rosse di Dorothy. Quello che abbiamo è ciò che ci serve per essere felici. Scenografie, costumi ed effetti scenici d'impatto. Per contraddire quanti pensano che solo grandi risorse possano produrre allestimenti sorprendenti. E soprattutto questo è uno spettacolo che contraddice quanti pensano che Il mago di Oz sia una storia solo per bambini e ragazzi: le favole servono ai piccoli per crescere, e ai grandi per riscoprirsi piacevolmente piccoli. Angela Lonardo |