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La tolleranza zero e le due ruote
Cosa potrà aver spinto il Giornale di casa Berlusconi a pubblicare, davanti a tutte le altre, la lettera di un cittadino casertano che invoca legalità per le piccole cose?
 
La tolleranza zero e le due ruote

Caserta - Il Giornale dell'altroieri, martedì 18 agosto, nella pagina dedicata ai lettori, sceglie di dare parola a tale Alessandro Scorciarini Coppola, di Caserta. La sua lettera compare per prima, con un titolo che inneggia alla “tolleranza zero, anche nelle piccole cose”, e fa seguito ad altre due riguardanti lo stesso argomento, pubblicate nei giorni precedenti. La riportiamo qui di seguito, completa della curiosa risposta della redazione.

Sono dell’opinione che per recuperare la legalità in Italia non ci sia altro mezzo che ripartire specialmente dalle piccole cose. A tal proposito, mi ha colpito la questione dei primi ciclisti multati negli ultimi giorni, e le loro continue proteste. Qualche anno fa capitò disgraziatamente che la mia macchina fosse urtata da uno “sventurato” ciclista in un trafficato incrocio. Le conseguenze: il mio parafango notevolmente graffiato. Il ciclista, portato da me in giudizio per ottenere il risarcimento del danno, nonostante che la dinamica dei fatti fosse stata dimostrata e che lui fosse caduto in palesi e risibili contraddizioni davanti a un giudice di pace, ottenne pure ragione.

Alessandro Scorciarini Coppola
Caserta

Certo, la “tolleranza zero” inventata negli Stati Uniti partiva proprio dalle piccole cose.

Oggetto dello sfogo da parte del cittadino casertano, dunque, un episodio che lo ha visto succube di un ciclista, il quale, cadendo, gli danneggia la macchina. Con la ferita ancora aperta per il mancato risarcimento del danno, il Nostro si mostra colpito dalle proteste dei ciclisti a proposito delle recenti modifiche al Codice della Strada introdotte dal “Decreto Sicurezza”.

Anzitutto, non ci appare molto chiaro il legame tra l’aneddoto riportato e le sanzioni comminate a chi infrange le regole in sella a una bici: secondo chi ha scritto la lettera, il giudice sarebbe stato “clemente” con l’imputato soltanto perché si trattava di un ciclista? Non è che si è trattato, più semplicemente, di un incidente che non vedeva affatto colpevole quest’ultimo, il quale, cadendo accidentalmente, non danneggiava intenzionalmente l’auto?

Ma, in ogni caso, il risentimento dei ciclisti avrebbe, a mio avviso, le sue buone ragioni. Anziché inasprire ulteriormente le norme, le amministrazioni locali e nazionali farebbero bene, infatti, a offrire un minimo di sicurezza stradale a chi sceglie di non fare l’automobilista a vita.

Che dire della pericolosità delle strade, disseminate di buche e irregolarità, unita a quella dei tanti, diversi veicoli a motore che, spesso incuranti dei limiti di velocità, minacciano l’incolumità dei ciclisti, impossibilitati, del resto, a circolare lungo percorsi a loro dedicati e ben delimitati?

E cosa pensare della risposta della redazione, da cui traspare una certa simpatia per un modello di amministrazione pubblica che prevede il rispetto intransigente delle regole più elementari di convivenza civile?

Al Giornale sono un tantino presuntuosi: se le “grandi cose” di cui è accusato ormai da anni il proprietario della testata non sono soggette alla legge (quando c’è e non è stata rivolta a suo favore), a che serve la “tolleranza zero” verso quelle piccole?

Angelo Ventriglia

20/08/2009
 
 
 
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