venerdì 18 maggio 2012Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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Caserta, provincia infelice
La “classifica del Benessere” del Sole24Ore vede il capoluogo campano agli ultimi posti e disegna il ritratto di una città difficile ed invivibile
 
Caserta, provincia infelice

Caserta - O al Sole24Ore qualcuno ci odia, oppure siamo davvero la provincia più perdente dello stivale.
Dopo la classifica del PIL che ci vedeva al 100° posto, la classifica del BIL, il Benessere Interno Lordo, non porta con sé un netto miglioramento: 99° posto su un totale di 103 province, un risultato che resta comunque disastroso.
Possibile che ogni volta che esce una classifica delle province italiane, di qualsiasi classifica si tratti, Caserta arriva sempre negli ultimi posti? E le cose non cambiano se tentiamo di limitare il confronto: tra le stesse province campane, spesso Caserta è il fanalino di coda.
Se la nostra provincia fosse una squadra di calcio, l’allenatore ed il suo staff tecnico sarebbero stati silurati da tempo. Ma purtroppo non lo è, e quindi ci tocca incassare il risultato senza neanche poter retrocedere. Chissà che risultato otterremo se ci fosse data la possibilità di retrocedere tra le province africane?

L’indice di felicità. Lo studio del Sole24Ore ha inteso fare da completamento all’annuale classifica del Prodotto Interno Lordo, aggiungendole altri indici in grado di fornire una misura del benessere delle persone, una sorta di “grado di felicità” che tenesse conto degli aspetti più svariati della vita, dalla partecipazione sociale all’attenzione per l’ambiente, dal grado di istruzione alle attività personali.
Quindi non solo il benessere materiale sintetizzato dal Pil, ma qualcosa che ha a che fare con la qualità della vita e con le occasioni che al miglioramento di questa qualità sono fornite nel territorio provinciale.

Una delle province più infelici d’Italia. E’ questo che emerge dai dati resi noti dalla ricerca. Solo a Brindisi, Napoli, Siracusa e Caltanisetta sono più infelici (la Sicilia è di sicuro la regione più infelice di tutte visto che le sue province occupano 9 degli ultimi 15 posti).
Stando agli otto indicatori singoli, il ritratto del casertano medio è quello di un individuo che raramente partecipa ad organizzazioni di volontariato (100° nei “rapporti sociali”) e che disdegna frequentemente le occasioni di voto politico (85° per “partecipazione politica”); un individuo che iscrive i figli all’università, e che spesso iscrive persino se stesso (43° per “tasso di iscrizione universitaria”), ma che spende decisamente poco per il proprio svago (93° per “spesa personale”); un individuo che si sente minacciato dalla criminalità (57° posto) e che ha una speranza di vita di soli 79 anni e mezzo (101° posto), tre anni in meno di Pesaro e Urbino che comandano la classifica.
Le cose non migliorano se restringiamo il campo di analisi: tra le province campane, Caserta è ultima per tre degli otto indicatori (attività personali, partecipazione politica e condizioni di vita materiali) e non è mai prima.

La classifica ha di sicuro i suoi limiti. E’ difficile fornire una misura del benessere delle persone perché è un ambito nel quale, qualsiasi rilevazione si compia, questa non smette mai di essere parziale. Mancano alcuni importanti indicatori come ad esempio l’efficienza della burocrazia o il numero delle occasioni di lavoro. Entrambe cose molto rilevanti ai fini del benessere di una comunità, che però non avrebbero di certo migliorato la posizione casertana.
Quindi è meglio così. Accontentiamoci di aver guadagnato un posto rispetto al dato relativo al Pil.
Magra consolazione per un territorio che solo negli anni Sessanta si diceva potesse diventare una “Brianza del Sud”, con le sue fabbriche tessili, il suo indotto, la sua vocazione industriale, e che oggi sguazza nel fondo di classifiche che forse non rappresentano “perfettamente” la realtà (come si affannano a dire politici e professori) ma che, un po’, la rappresentano sempre.

Stefano Crupi

23/09/2009
 




 
 
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